LA “PIETRA”

E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.(Matteo 16,18). Alla luce del testo di Matteo non significa affatto l’ordinazione di San Pietro a primate della Chiesa universale con potere giurisdizionale su tutte le Chiese, Vescovo dei Vescovi! Si può dire invece che il Signore oltre a dargli la dignità apostolica come agli altri undici, il Signore lo pone come primo Vescovo, confermazione plenaria del suo soffio “Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo”. ( Giov. 20,22). Gli apostoli sono stati i testimoni della Risuscitato, i vescovi ne sono i successori nel potere sacramentale e pastorale. Non è possibile nessuna confusione, ogni vescovo è il successore degli apostoli, ed ogni vescovo è il vescovo di una comunità locale, non universale. Secondo la lettera agli Efesini San Paolo ci dice a proposito “Tutto infatti ha sottomesso ai suoi piedi e lo ha costituito su tutte le cose a capo della Chiesa, la quale è il suo corpo, la pienezza di colui che si realizza interamente in tutte le cose”. (Efes. 1.22,23), il Cristo è il solo “capo supremo della Chiesa, che è il corpo di lui, la pienezza di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti”; nella lettera ai colossesi “Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa, il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose”. (Col. 1, 18), anche nella prima lettera ai Corinzi “Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo”. (1 Cor. 3.11) tutto questo esclude ogni idea di qualsiasi vicariato! Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, 20 insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» ( Matteo 28.19,20). La tradizione non ha mai riconosciuto nessuna giurisdizione universale. Il passo di Matteo riferisce la promessa dell’edificazione della Chiesa che ancora non esisteva fuori di Cristo; “E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo. (Matteo 16. 17,20). La santa cena del Signore istituisce la Chiesa per anticipazione (prima della Croce e della Risurrezione) ma il suo compimento si attuerà nel giorno della Pentecoste e più precisamente al momento della prima eucarestia degli apostoli. La Chiesa locale di Gerusalemme è dunque il primo luogo locale e istituzionale, che chiude l’incarnazione, morte e resurrezione e apre il tempo della Chiesa. Questo evento poi si attualizzerà in tutta la terra. Per il momento, san Pietro è il primo vescovo che celebra la prima Cena del Signore; in questo senso è la “pietra”, “la roccia”, fondamento eucaristico che durerà sino alla parusia. Occorre rilevare a questo punto la caratteristica della concezione ortodossa: il principio della successione non è una persona, né il suo potere personale, ma la Chiesa. Cristo fonda la Chiesa su Pietro come primo vescovo colui che ha presieduto la prima Cena del Signore, e dunque prima manifestazione dell’episcopato apostolico. Ogni Vescovo di Gerusalemme, di Alessandria, di Antiochia, di Costantinopoli e di ogni altra diocesi è perciò successore diretto di Pietro, del potere apostolico di celebrare l’eucarestia. Nella storia vediamo che l’eucarestia passa immediatamente nelle mani dei vescovi. Il vescovo rettamente ordinato si pone come segno visibile, testimonio che attesta la verità del sacramento: “l’eucarestia è valida soltanto se è celebrata dal vescovo, senza di lui non si può né battezzare né comunicare” (Sant’Ignazio). Sempre sant’Ignazio la concezione eucaristica dell’episcopato è già molto chiara: “una sola coppa, un solo altare, come un solo vescovo” Gli apostoli nei loro successori, assicurano la trasmissione dottrinale e la sua continuità, ma soprattutto e anzitutto assicurano la continuità della vita di grazia.

 

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