Monastero Ortodosso Lonato

Il Monastero Ortodosso di Lonato del Garda e la Chiesa dei Morti della Selva

Immersa nel paesaggio collinare della Valtenesi, lungo la strada che collega Padenghe a Bedizzole e a settentrione dell’antico borgo di Drugolo, la Chiesa dei Morti della Selva custodisce una memoria plurisecolare di sofferenza, fede e rinascita spirituale.

L’edificio sacro, oggi sede del Monastero Ortodosso di Lonato del Garda, sorge in un territorio anticamente occupato da una fitta zona boschiva conosciuta semplicemente come “la Selva”. La storia di questo luogo si intreccia con le vicende politiche e militari del territorio bresciano, con le epidemie che colpirono le popolazioni locali e con la devozione tributata, nel corso dei secoli, alle vittime sepolte in questo luogo.

La Selva di Drugolo tra storia e tradizione

La Selva di Drugolo era conosciuta in passato per la sua estensione e per la difficoltà di attraversarla. La vegetazione particolarmente fitta offriva rifugio a sbandati, disertori, uomini d’arme rimasti senza soldo e briganti che si nascondevano lontano dai centri abitati e dalle principali vie di comunicazione.

Nella memoria delle popolazioni locali si conservarono numerosi racconti riguardanti viaggiatori assaliti e uccisi nelle boscaglie. A tali vicende si sovrapposero le conseguenze delle guerre combattute tra la Repubblica di Venezia, il Ducato di Milano e le potenze straniere che, in diverse epoche, attraversarono e devastarono il territorio bresciano.

Una delle tradizioni più radicate è legata agli avvenimenti del 1513. In quell’anno, mentre una nuova epidemia colpiva Brescia, la Franciacorta e la pianura bresciana, le operazioni militari interessarono anche la Riviera gardesana e i centri della Valtenesi. Truppe imperiali provenienti dalla zona di Verona e Peschiera attraversarono il territorio, provocando devastazioni, violenze e saccheggi.

Secondo le memorie locali, numerosi abitanti e proprietari terrieri cercarono rifugio nella Selva di Drugolo, ma alcuni di essi furono raggiunti e uccisi oppure spogliati di ogni loro avere. Terminati gli scontri, un corteo di uomini misericordiosi, guidato dai cappellani di Carzago e Sedena, avrebbe percorso la Selva per recuperare i corpi delle vittime e assicurare loro una degna sepoltura.

Queste testimonianze, nelle quali gli avvenimenti storici si uniscono alla tradizione popolare, contribuirono a rafforzare il carattere sacro e memoriale del luogo.

Il lazzaretto e il cimitero degli appestati

Le origini della Chiesa dei Morti della Selva non devono essere confuse con quelle del vicino Castello di Drugolo, la cui fondazione viene tradizionalmente fatta risalire a un’epoca anteriore all’anno Mille. La storia documentata della chiesa è invece strettamente collegata alle epidemie che colpirono il territorio a partire dalla metà del XV secolo.

Nel luogo in cui oggi sorge l’edificio sacro esisteva, già nel 1445, un lazzaretto destinato ad accogliere gli ammalati provenienti da Drugolo, Padenghe e dai territori circostanti. Coloro che morivano a causa della peste venivano sepolti in un piccolo terreno situato nelle immediate vicinanze, dando origine al cimitero popolarmente conosciuto come quello dei “Morti della Selva”.

Un’antica testimonianza storica ricorda il ritrovamento, nelle fondamenta del primitivo sacello, di un grande mattone recante l’iscrizione “P. 1446”. Questo elemento collega la prima struttura religiosa alla grave epidemia che interessò la zona negli anni 1445–1446.

La nobile famiglia Averoldi, per lungo tempo proprietaria del Castello e delle terre di Drugolo, fece costruire sopra o accanto al luogo delle sepolture una piccola cappella destinata alla preghiera e alla memoria delle vittime. Nei secoli XVI e XVII il sito continuò a essere utilizzato come luogo di sepoltura durante le successive ondate epidemiche.

Nel 1575 Drugolo e i suoi edifici religiosi passarono sotto la giurisdizione ecclesiastica della Parrocchia di Bedizzole e, conseguentemente, della Diocesi di Brescia.

La trasformazione della cappella in santuario

Dopo la grande peste del 1630, ricordata anche come peste manzoniana, la devozione popolare verso i Morti della Selva conobbe un ulteriore sviluppo. La primitiva cappella divenne progressivamente un luogo di preghiera, di suffragio e di ringraziamento, nel quale furono raccolti numerosi ex voto offerti dai fedeli.

Nel 1723, per iniziativa della famiglia Averoldi, l’antico sacello venne ricostruito e trasformato in un vero e proprio santuario. A questo intervento settecentesco risale, nelle sue linee essenziali, l’assetto architettonico conservato fino ai nostri giorni.

Nella seconda metà del XIX secolo l’edificio fu ulteriormente ampliato per volontà del proprietario Angelo Averoldi. La documentazione storica attesta l’esistenza di tali lavori, pur senza indicare con precisione tutte le parti interessate dall’ampliamento.

La devozione delle popolazioni locali è testimoniata dalla presenza di numerosi ex voto e dalla stele marmorea sormontata da una croce, innalzata nel 1854 da Angelo Serina di Lonato. Un’altra croce, rinnovata nel 1888, è legata alla memoria di alcune giovani donne che, secondo la tradizione, persero la vita nel tentativo di sottrarsi alla violenza di soldati stranieri.

Il lungo periodo di abbandono

Dopo secoli di devozione popolare, la Chiesa dei Morti della Selva conobbe, nel corso del Novecento, un progressivo declino. Per quasi cinquant’anni l’antico santuario rimase chiuso, privo di una regolare vita liturgica ed esposto al deterioramento provocato dal tempo, dall’umidità e dalla mancanza di una manutenzione costante.

Le condizioni dell’edificio erano aggravate dalla sua antica struttura, priva dei moderni sistemi di fondazione, isolamento e impermeabilizzazione. Durante le precipitazioni più intense, l’acqua penetrava attraverso la pavimentazione della chiesa, mentre l’umidità presente nel terreno risaliva progressivamente all’interno delle murature.

La rinascita come monastero ortodosso

Nel 2011, grazie a un accordo con i proprietari, i Baroni Lanni della Quara, la Metropolia Ortodossa di Milano e Aquileia assunse la cura dell’antica chiesa e avviò un ampio intervento di recupero. L’iniziativa fu promossa da Sua Eccellenza Monsignor Avondios, Vescovo titolare di Brescia, con la benedizione del compianto Metropolita Evloghios.

Una delle prime opere rese necessarie dalle condizioni dell’edificio riguardò la protezione della chiesa dalle infiltrazioni di acqua piovana. Nel terreno circostante furono realizzati canali e fosse drenanti per la raccolta e il deflusso delle acque, secondo il principio tradizionale degli antichi sistemi di drenaggio.

L’intervento consentì di convogliare l’acqua lontano dalle murature e di impedire che, durante le piogge più abbondanti, continuasse a penetrare attraverso la pavimentazione interna.

Con il sostegno di numerosi benefattori italiani e romeni furono progressivamente recuperati l’interno dell’edificio sacro, l’area dell’antico cimitero e la casa destinata alla vita monastica. La rinascita del complesso permise non soltanto di salvaguardare un’importante testimonianza storica, ma soprattutto di restituire il luogo alla sua originaria vocazione religiosa.

Il 3 luglio 2012 venne ufficialmente inaugurato il Monastero Ortodosso di Lonato del Garda.

Il 10 novembre 2013, al termine della prima fase degli interventi, la chiesa venne solennemente consacrata secondo il rito della Chiesa Ortodossa da Sua Eccellenza il Vescovo Avondios. Nella medesima occasione venne insediato il primo Abate del Monastero, Padre Diodor.

Dopo quasi cinquant’anni di abbandono, nella Chiesa dei Morti della Selva tornarono così a essere celebrate la Divina Liturgia e le altre funzioni previste dalla tradizione liturgica ortodossa.

La prima iconostasi e l’adeguamento liturgico

In occasione della consacrazione del 2013 fu realizzata una prima iconostasi provvisoria, lavorata in maniera semplice e sobria. Pur nella sua essenzialità, essa consentì di predisporre l’interno della chiesa secondo l’ordine liturgico e la tradizione canonica ortodossa, separando la navata dall’area dell’altare e rendendo possibile la regolare celebrazione dei divini uffici.

Negli anni successivi venne avviato il progetto per la realizzazione di un’iconostasi definitiva, adeguata alla dignità storica e spirituale del santuario.

L’opera fu completata nel 2020. La nuova iconostasi, interamente realizzata in legno di tiglio, venne finemente intagliata e scolpita a mano secondo la tradizione dell’arte ecclesiastica ortodossa. Essa fu successivamente impreziosita con icone bizantine dipinte interamente a mano e realizzate su fondo dorato con autentica foglia d’oro.

La luminosità delle dorature, la delicatezza delle icone e la ricchezza dell’intaglio ligneo conferirono all’interno della chiesa una nuova armonia liturgica, rispettosa dell’antico edificio e profondamente radicata nella spiritualità ortodossa.

L’antica icona della Madre di Dio Feodorovskaja

Il 19 luglio 2023, al termine di lunghe e riservate trattative private, venne completata la procedura per l’acquisizione dell’antica icona della Madre di Dio Feodorovskaja, preziosa testimonianza della spiritualità e dell’arte sacra russa.

L’icona risale al 1776 ed è una copia storica della celebre immagine della Madre di Dio Feodorovskaja, particolarmente venerata nel mondo ortodosso e tradizionalmente legata alla protezione della dinastia imperiale dei Romanov.

Il sacro dipinto è impreziosito da una pregevole riza d’argento, interamente lavorata a mano secondo le antiche tecniche dell’oreficeria ecclesiastica. Il rivestimento metallico protegge e orna l’immagine, lasciando visibili i volti e le mani della Madre di Dio e del Bambino Gesù.

Dopo il completamento delle necessarie formalità per il suo trasferimento in Italia, l’icona giunse inizialmente presso la Chiesa ortodossa di San Nicola di Milano. Il 13 aprile 2024 venne definitivamente trasferita al Monastero Ortodosso di Lonato del Garda, dove è custodita ed esposta alla venerazione dei fedeli.

La presenza di questa antica icona del XVIII secolo, accompagnata dalla sua preziosa riza d’argento lavorata a mano, costituisce uno dei più importanti tesori spirituali e artistici custoditi dal Monastero.

Il nuovo intervento di restauro del 2025

Nonostante le opere di drenaggio realizzate durante il primo recupero, l’antichità delle murature e la persistente risalita capillare dell’umidità determinarono, nel corso degli anni, nuovi fenomeni di degrado.

L’acqua assorbita dalle pareti favorì la formazione di umidità ed efflorescenze saline, provocando il rigonfiamento, la fessurazione e il distacco di alcune parti dell’intonaco interno. Per tale ragione, il 3 agosto 2025 la chiesa entrò in una nuova e delicata fase di restauro.

Prima dell’inizio dei lavori furono impiegate apparecchiature professionali ad alte prestazioni per la deumidificazione degli ambienti e l’estrazione dell’umidità accumulata nelle murature. Tale operazione permise di preparare correttamente le superfici e di creare le condizioni necessarie per un intervento più stabile e duraturo.

Le pareti furono attentamente esaminate e vennero prelevati campioni delle antiche coloriture, allo scopo di individuare la tonalità storica originaria. Sulla base delle campionature effettuate, le superfici interne furono restaurate e ricondotte, per quanto possibile, al loro aspetto cromatico originale.

Particolare attenzione venne riservata anche alla pavimentazione storica. Nell’area dell’altare fu realizzata una pavimentazione lignea di protezione, concepita per preservare l’antico pavimento sottostante senza rimuoverlo o danneggiarlo. L’intervento ha permesso di adeguare lo spazio alle esigenze liturgiche ortodosse, conservando al tempo stesso l’integrità della struttura storica.

Alle spalle dell’altare venne inoltre collocata, sopra un apposito supporto in legno, una grande croce dipinta interamente a mano e raffigurante la Crocifissione del Signore. Quest’opera completa la disposizione liturgica dell’altare e pone al centro dello spazio sacro il mistero della Passione e della Risurrezione di Cristo.

Un luogo vivo di memoria, preghiera e lavoro monastico

Da antico lazzaretto e luogo di sepoltura delle vittime della peste, la Chiesa dei Morti della Selva è divenuta un monastero ortodosso e un centro vivo di preghiera, spiritualità e lavoro monastico. La sua storia unisce la memoria delle generazioni passate, la devozione delle comunità locali e la testimonianza contemporanea della fede ortodossa.

Oggi il Monastero Ortodosso di Lonato del Garda ospita una comunità composta da tre monaci, che custodiscono quotidianamente la chiesa, celebrano i divini uffici e accolgono fedeli e pellegrini provenienti da diverse località.

All’interno del Monastero è attivo anche un laboratorio monastico di candele, nel quale vengono prodotte tutte le candele liturgiche necessarie alle celebrazioni della comunità. I monaci realizzano inoltre, interamente a mano, candele in cera naturale destinate alle diverse funzioni religiose e alle necessità del culto.

Questo antico lavoro artigianale costituisce parte integrante della vita monastica. Attraverso la preghiera e il lavoro delle proprie mani, i monaci provvedono alle necessità liturgiche del Monastero e mantengono viva una tradizione profondamente legata alla spiritualità ortodossa.

La candela, consumandosi davanti alle sante icone, diviene segno della preghiera che si innalza verso Dio e della luce di Cristo che illumina il mondo.

La rinascita della Chiesa dei Morti della Selva rappresenta non soltanto il recupero di un monumento storico, ma soprattutto la restituzione alla vita liturgica di una casa consacrata a Dio: un luogo nel quale la memoria della sofferenza viene trasfigurata dalla preghiera, dalla carità, dal lavoro monastico e dalla speranza cristiana nella Risurrezione.

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