Questa è una delle domande più difficili che ogni sacerdote, catechista e credente si sente rivolgere: se Dio è buono e onnipotente, perché permette che muoiano i bambini? Perché tanti giovani lasciano questa vita prematuramente? Perché esistono guerre, terremoti, malattie e tragedie che colpiscono anche gli innocenti? La Chiesa Ortodossa non offre una risposta filosofica o puramente razionale. Essa risponde con la luce della Sacra Scrittura, della Tradizione e dell’esperienza dei santi.
«Perché Dio ha preso mio figlio? «Perché un bambino innocente deve morire?» «Perché Dio permette le guerre, le malattie e le catastrofi naturali?»
Queste domande accompagnano l’umanità fin dalle origini. La Chiesa Ortodossa non pretende di dissolvere il mistero del dolore con risposte semplicistiche, ma invita il fedele a contemplarlo alla luce della Rivelazione, dell’insegnamento dei santi Padri e, soprattutto, della Croce e della Risurrezione di Cristo.
La prima verità della fede ortodossa è che Dio non crea il male. Il libro della Sapienza afferma: «Dio non ha creato la morte e non gode della rovina dei viventi» (Sap 1,13). Questa convinzione è il fondamento dell’intera teologia patristica. Atanasio di Alessandria, nel trattato Sull’Incarnazione del Verbo, insegna che Dio ha creato l’uomo per partecipare alla Sua vita immortale. La morte non è una realtà voluta da Dio, ma la conseguenza dell’allontanamento dell’uomo dalla comunione con Lui. Separandosi dalla Fonte della Vita, l’umanità è entrata nella corruzione.
Per questo motivo la morte non appartiene alla natura così come Dio l’aveva pensata, ma rappresenta una ferita introdotta nel creato dal peccato.
Molti si domandano: se Dio è onnipotente, perché non interviene? La tradizione ortodossa distingue tra ciò che Dio vuole e ciò che Dio permette. San Giovanni Damasceno spiega che “Dio non vuole il male, ma nella Sua sapienza permette che alcune prove avvengano senza annullare la libertà dell’uomo né l’ordine della creazione“. Se Dio eliminasse continuamente ogni conseguenza delle azioni umane, la libertà cesserebbe di essere reale, perché le prove fanno parte dell’ordine naturale della vita umana . Gran parte delle guerre, delle violenze e delle ingiustizie nascono proprio dall’uso perverso della libertà che Dio ha donato all’uomo.
Perché muoiono i bambini? È probabilmente la domanda più difficile. La Chiesa non insegna mai che Dio punisca un bambino. Cristo stesso disse: «Lasciate che i bambini vengano a me, perché di essi è il Regno dei cieli.» La vita biologica, per quanto preziosa, non coincide con la pienezza della vita davanti a Dio.
San Gregorio di Nissa ricorda che la vera misura dell’esistenza non è il numero degli anni vissuti, ma la partecipazione alla vita eterna. Dio vede ciò che l’uomo non può vedere: l’intero destino della persona. Per questo la Chiesa affida ogni bambino all’infinita misericordia del Signore, senza pretendere di spiegare razionalmente ogni morte prematura.
Un’altra domanda attraversa tutta la Scrittura: perché anche le persone buone soffrono?
Giovanni Crisostomo osserva che spesso giudichiamo la Provvidenza divina limitandoci al tempo presente. Come un malato non comprende sempre l’intervento del medico, così l’uomo non comprende sempre l’opera salvifica di Dio.
Il santo invita a non domandare soltanto: «Perché mi accade questo?», ma anche: «Come posso trasformare questa prova in un cammino verso Cristo?». Per i Padri, la sofferenza non è mai un bene in sé; può però diventare occasione di conversione, di maturazione spirituale e di incontro con Dio.
Le guerre non sono un progetto di Dio.
Dove ha origine la guerra? Perché spesso viene giustificata come una punizione, o una guerra santa? La guerra e una risposta della punizione di Dio?… Ovviamente, la risposta è NO. Nasce dall’orgoglio, dalla sete di potere, dall’odio e dall’egoismo. San Massimo il Confessore insegna che: il peccato non ferisce soltanto il cuore dell’uomo, ma rompe l’armonia dell’intera creazione. Quando l’uomo perde la comunione con Dio, anche il mondo creato partecipa a questa disarmonia. Per questo san Paolo afferma che «tutta la creazione geme e soffre nelle doglie del parto» (Rm 8,22), attendendo la sua trasfigurazione finale.
Anche le catastrofi naturali ricordano che viviamo in una creazione ancora segnata dalla corruzione e in attesa della piena redenzione inaugurata da Cristo. Il cristianesimo non offre una teoria sul dolore. Offre una Persona. Dio non rimane spettatore della sofferenza umana.
In Cristo Egli entra pienamente nella nostra condizione. Piange davanti alla tomba di Lazzaro, condivide la fame, la stanchezza, il tradimento, l’ingiustizia e la morte. La Croce non spiega il dolore, ma rivela che Dio lo assume su di Sé. Isacco il Siro descrive il cuore di Dio come una misericordia infinita che soffre con ogni creatura. L’amore divino non è indifferente al pianto dell’uomo: lo accoglie e lo trasfigura.
La Risurrezione cambia tutto. La risposta definitiva della Chiesa non è la morte, ma la Risurrezione. San Atanasio di Alessandria afferma che, con la Risurrezione di Cristo, la morte è stata privata del suo dominio. Essa continua a esistere nel tempo presente, ma non ha più l’ultima parola.
Per questo il cristiano piange la morte di un figlio, di un giovane o di una persona cara, ma non dispera. La speranza della Chiesa non consiste nel comprendere ogni mistero, bensì nel sapere che Cristo ha vinto la morte e che nessuna vita affidata a Lui va perduta. Come ricorda la liturgia pasquale: «Cristo è risorto dai morti, con la morte ha calpestato la morte e a coloro che erano nei sepolcri ha donato la vita.»
Questa è la risposta più profonda dell’Ortodossia: Dio non ha creato il male, non abbandona l’uomo nel dolore e, attraverso la Croce e la Risurrezione del Suo Figlio, ha trasformato persino la morte nella porta della vita eterna.
Lasă un răspuns