Gli Ariani e l’Economia della Chiesa

Il mondo ortodosso negli ultimi decenni e’ diviso fra coloro che battezzano i convertiti e fra coloro che li ricevono solo con la cresima. Questi ultimi spesso portano a sostegno della pratica crismale la cosiddetta „questione ariana”, ovvero la ricezione degli eretici ariani in seno alla Chiesa Universale, che fu applicata senza battesimo degli eretici suddetti, ma con la semplice ricezione „per imposizione delle mani”, vale a dire con confessione di fede e cresima. Ma analizziamo nel dettaglio la situazione.
Sant’Atanasio il Grande, strenuo combattente contro l’eresia ariana, afferma nel Secondo Discorso contro gli Ariani
Poiche’ gli ariani non battezzano nel nome del Padre e del Figlio, ma nel nome del Creatore e della Creatura, vediamo bene come essi solamente pretendano di battezzare nel Nome del Padre e del Figlio, perche’ vogliono far sembrare che seguono la Scrittura. Perche’ non basta dire „Signore” per battezzare, ma bisogna immergere nel nome del Padre e del Figlio (e dello Spirito Santo). [1]
Secondo l’autorevole opinione del santo di Alessandria, gli Ariani non hanno quindi nessun battesimo, in quanto la formula e’ scorretta e la loro teologia e’ eterodossa. In altre parole, se manca la vera Fede, puo’ esserci un vero battesimo? Sant’Atanasio risponde di NO. 
E’ evidente che i canoni del Secondo Concilio Ecumenico nel 381 d.C. parlano in spirito di economia, visto che moltissimi ariani passavano continuamente alla Chiesa Universale, e imporre il battesimo di centinaia di adulti tutti nello stesso giorno era una operazione troppo difficile. Ricordiamoci che al tempo i battesimi venivano officiati solo una volta l’anno, il Sabato Santo alla Vigilia di Pasqua. Questo avrebbe portato i sacerdoti a una fatica immane proprio nel giorno piu’ importante dell’anno… e a togliere tempo ai fedeli che andavano confessati, comunicati, e a tutte le celebrazioni pasquali. 
Un altro episodio interessante possiamo estrapolarlo dalla decisione del papa Innocenzo I (+417) di ricevere i laici ariani convertiti con la cresima, ma il clero con la riordinazione completa. Il santo presule romano si giustifica dicendo: 
Il fatto che riceviamo gli ariani e altre piaghe simili con il Simbolo della Penitenza e l’imposizione dello Spirito Santo (cresima), non indica che riconosciamo gli ordini del loro clero, e questa regola vale solo per i laici. Noi riconosciamo il loro battesimo solo perche’ dicono che credono nell’immersione nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; ma ovviamente non crediamo affatto che abbiano dei Misteri validi ne’ che possiedano lo Spirito Santo. Quando i loro fondatori si sono allontanati dalla Chiesa, hanno perduto anche la perfezione dello Spirito che prima possedevano; e non possono certo compiere le operazioni tipiche dell’Ordine, poiche’ a causa della loro empieta’ lo hanno perso. Difatti non possiamo certo chiamare la loro attitudine „fede”, ma solo empieta’. Come possiamo dunque riconoscere nei loro preti la santificazione del Cristo se riceviamo addirittura i loro fedeli come incompleti, bisognosi di correggersi con l’imposizione della penitenza nel ricevere lo Spirito Santo? [2]
Il papa Innocenzo pare accordarsi al settimo canone del Secondo Concilio Ecumenico (381 d.C.) il quale conferma la ricezione di macedoniani, catari e ariani con la semplice cresima. Vediamo ora i sinodi occidentali, che si occuparono molto di piu’ della questione ariana in quanto questi ultimi abbondavano sia in Gallia che in Spagna, per non parlare dei popoli barbari che erano in larga parte ariani. 
Il Secondo Concilio di Saragozza, in Spagna, nel 592 d.C., stabilisce: 
E’ parso bene a questo venerabile Concilio per i presbiteri ariani che passano alla Vera Fede e che hanno una vita castissima e una concezione ortodossa di ricevere una nuova benedizione nel sacerdozio al fine di ottenere un ministero in totale purezza.
Il canone parla chiaro: i preti ariani non hanno la grazia e vanno riordinati. Lo stesso Concilio prevede che un vescovo ariano che si converta alla Chiesa Universale venga votato di nuovo per la sua diocesi e ordinato da capo. San Melezio di Antiochia e san Cirillo di Gerusalemme, fra il 325 e il 381, non riconobbero mai ne’ le ordinazioni ne’ i battesimi ariani. Anche volendo catalogare questi santi come „zelanti” e „acrivici”, dobbiamo comunque riflettere che, nello spazio e nel tempo, sia i Sinodi che i singoli Padri furono sempre molto severi coi singoli casi, e piuttosto di larghe vedute solo in presenza di grandi fenomeni di conversione. 
E’ san Simmaco papa di Roma (+514) a dare, a mio avviso, la piu’ genuina esplicazione di cosa sia l’economia e l’azione della Chiesa: 
Se bisogna andare contro una regola, che vi sia una ragione sufficiente, e non la si cancella mai del tutto, per rispetto dell’antichita’ dell’uso. Gli statuti dei santi Padri vanno mantenuti con grande rispetto e diligenza, ma alle volte in vista di un bene maggiore si puo’ rilassare una regola affinche’ il risultato sia migliore di come sarebbe se il canone fosse applicato nella sua interezza, perche’ alle volte la rigidita’ non porta altro che incompletezza e crudelta’, non per la regola, ma per coloro che la applicano o per coloro sui quali e’ applicata. E quindi, questo rovina la Chiesa. [3]
In ultima istanza, possiamo dire che l’uso dell’economia e’ un fatto immanente che si consuma nella Chiesa e per la Chiesa, localmente, e non diventa mai un dogma, ma rimane nel vincolo della carita’ materna della Chiesa. 
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FONTI E NOTE
1) Atanasio il grande, Opere Scelte, 1892,  in Nicene and Post-Nicene Fathers, aa.vv. 
Come fonte per i Concili Occidentali, vedasi Canones Apostolorum et Concilia 
3) Simmaco papa di Roma, lettera IV, in PL 62

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