IL MISTERO DELLA CROCE

Il mondo è salvato soltanto in Cristo, “unico e solo nome desiderabile dal cuore dell’uomo, in nessun altro è la salvezza” (In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati) Atti 4,12. Perciò “Colui che ha conosciuto il mistero dellacroce e del sepolcro conosce i motivi essenziali di tutte le cose (E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose»; e soggiunse: «Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci. Ecco sono compiute! Io sono l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine). Colui che è stato iniziato al mistero della risurrezione, impara la fine. Ma “la morte di Cristo sulla croce è il giudizio del giudizio” (san Massimo il confessore). “La croce di Cristo è la sorgente di ogni benedizione e la causa di tutte le grazie” (sanLeone magno) Bisogna perdersi per trovarsi, non vi è salvezza definitiva che nella adorazione comune. “O tu che sei l’unico tra gli unici e che sei tutto in tutti! L’Indivisibile si è diviso perché tutto sia salvato e anche i luoghi inferiori non siano privati della venuta diDio… Noi te ne preghiamo… stendi le tue grandi mani sulla tuaChiesa sacra ortodossa e sul tuo popolo santo, sempre tuo”.(sant’Ippolito) “Stendendo le sue due santi mani sul legno, Cristoha spiegato due ali, la destra e la sinistra, chiamando a lui tutti icredenti e ricoprendoli come una madre protegge i suoi piccoli” (sant’Ippolito). “Dio usa pazienza” e accorda un misterioso rinvio,perché è l’uomo che deve affrettare il Giorno del Signore” e si deve trovare già all’interno della parusia, come gli angeli della salvezzadi cui parla il Cherubikon della liturgia. La letizia pasquale siespande in “nuove armonie”(san Clemente Alessandrino), e di fronte al pessimismo di usura si leva e si leverà sempre più laparola alata di Origene: ”La Chiesa ortodossa è piena della Trinità”.Nel prologo di san Giovanni egli ci mostra il Verbo volto “verso Dio, di fronte a Dio che lo fissa nel volto e gli dice: Eccomi con i figli che Dio mi ha dato”(san Cirillo di Gerusalemme). Da allora tutto è

nuovo, perché la nostra fede è divenuta la sua fede, e “perciò vi dico: tutte le cose che voi domanderete pregando, crediate che le avete ricevute e le otterrete”.(Marco 11,24) Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto. (Giov.15,7). Una tale fede trascende la storia; le mani di Dio, il Figlio e lo Spirito Santo, recano i destini di tutti fin sulle soglie dell’abisso del Padre, il cui silenzio risuona nelle parole di Pietro “Il Signore è paziente verso di noi, non volendo che alcuni periscano, ma che tutti giungano a ravvedersi, Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli con fragore passeranno, gli elementi consumati dal calore si dissolveranno e la terra con quanto c’è in essa sarà distrutta. Poiché tutte queste cose hanno da dissolversi, quali non dovete voi essere per santità di condotta e per pietà, aspettando ed affrettando la venuta del giorno di Dio”. (2 Pietro 3.9-11) Questo giorno non è soltanto la fine, né un termine; tutto questo è in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità.

Ieromonaco Serafim Incitti

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