La Chiesa Ortodossa di rito Occidentale

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E’ universalmente noto che all’interno della Chiesa Cattolica vi sono un buon numero di Chiese Orientali sui juris, volgarmente dette uniate, le quali fanno uso dei riti orientali (bizantino, siro-antiocheno, siro-malabrese, copto, armeno…)

E’ assai meno noto che esistano delle chiese “uniate” anche nell’Ortodossia, le quali utilizzano invece i riti occidentali, ossia quelli latini, anglicani e gallicani. L’origine di queste chiese ortodosse latine affondano nei primi anni dopo lo scisma, quando le province dell’Impero Bizantino nel Sud Italia, pur legate alla liturgia romana, si unirono per ovvi motivi agli scismatici orientali; questa situazione fu in realtà di breve durata, giacché dopo la conquista normanna delle Puglie, patrocinata dai Papi, e con l’obbligo a tutte le chiese del Meridione d’Italia di accettare la dottrina del filioque (sancito nel 1098 dal Concilio di Bari), esse rapidamente passarono al Cattolicesimo.

La riscoperta del rito occidentale avvenne tra la fine del XIX e il XX secolo, soprattutto per la necessità di integrare nel modo meno traumatico possibile quelle comunità di ex cattolici che, principalmente per il rifiuto delle decisioni del Concilio Vaticano I, si convertirono all’Ortodossia. Utilizzata in seguito anche dalla Chiesa Ortodossa Russa fuori dalla Russia, sia prima che dopo la ricomposizione dello scisma interno, ad oggi anche la Chiesa ortodossa russa ufficiale, la Chiesa ortodossa d’Antiochia, la Chiesa ortodossa romena accolgono comunità di rito latino, locate principalmente in Australia, Brasile, Francia, Regno Unito, Stati Uniti e Canada (ne esistono anche alcune situate in paesi a maggioranza ortodossa orientale, come la Chiesa di S. Maria dei Latini in Siria), nelle quali confluiscono continuamente convertiti, specialmente dal protestantesimo, dall’anglicanesimo e da alcuni cattolici sconcertati dall’apostasia latente dopo il Vaticano II.

Nonostante vi siano state molte critiche all’interno dell’Ortodossia riguardo l’uso dei riti occidentali (erano considerati troppo legati alla Chiesa di Roma, un segnale di discontinuità con la tradizione ortodossa, un’avvallare di fatto l’odiatissimo uniatismo creandone una propria versione), essi sono ufficialmente in vigore, e sono stati difesi da numerosi apologeti, che sono giunti alla conclusione che essendo questi riti celebrati già prima del Grande Scisma, per quale motivo non dovrebbero risultare accettabili alla Chiesa ortodossa?

Gli Ortodossi di rito latino indossano i paramenti occidentali (pianeta, stola, manipolo…), usano libri liturgici occidentali, toccano prima la spalla sinistra facendo il segno della croce, recitano il Rosario mariano secondo l’uso occidentale, e finanche si servono del calendario liturgico latino, con l’unica differenza della data della Pasqua e del ciclo delle feste mobili da essa dipendenti, essendo stato loro imposto, per sottolinearne l’unità con le compagini orientali, il metodo di calcolo della Pasqua in uso in Oriente.

Analizzando le forme di liturgia impiegate da queste comunità, possiamo trovare:

  • La Divina Liturgia di S. Tikhon (antico rito inglese di cui sono rimaste tracce nel Book of Common Prayer anglicano, ovviamente in stile antisacramentale, ora però restaurato nella sua ortodossia)
  • La Liturgia di Sarum (rito pre-tridentino con elementi anglosassoni ed anglicani, che subì una sorte simile al rito precedentemente citato)
  • La Liturgia di S. Germano (rito gallicano, assai simile al rito lionese, con elementi più antichi)
  • La Liturgia di S. Gregorio Magno (di fatto il rito tridentino, che effettivamente è la stessa liturgia che già ai tempi di Papa Gregorio veniva offerta a Roma; talvolta è detta di S. Pietro, per identificare il fatto che corrisponda al rito romano e per non confonderla con l’altra Liturgia intestata a S. Gregorio Dialogo, ossia quella dei Presantificati)
  • Altre Liturgie limitatamente usate sono quella di S. Giovanni il Divino (ricostruzione della liturgia irlandese del I millennio, di cui però non si hanno testi originali), nonché quella ambrosiana antica e quella mozarabica

In tutti questi riti vengono in realtà apportate delle modifiche rispetto al rito originariamente in uso  in Occidente: oltre alla scontata rimozione del Filioque dal Simbolo Niceno, viene rafforzata l’epiclesi, l’invocazione allo Spirito Santo che nelle anafore orientali segue immediatamente le parole della Consacrazione e senza le quali la stessa non sarebbe valida.

[NOTA: In realtà, come alcuni eminenti liturgisti anche ai nostri giorni osservano, l’epiclesi nelle anafore orientali non è originaria, ma viene introdotta tra VII e IX secolo per contrastare efficacemente alcune tesi pneumatologiche propugnate dalle eresie antitrinitarie dell’epoca. Lo schema originario dell’anafora in tutti i riti cristiani era quella che si trova nel Canone Romano, il quale, immutato dal IV secolo, è una fonte certamente attendibile, per di più confermata da alcuni antichissimi testi orientali. Alcuni analisti ortodossi hanno individuato l’epiclesi romana nel Quam oblationem, altri nel Veni Sanctificator dell’offertorio (opinione secondo noi preferibile), e comunque la quasi totalità di essi ritiene valida la Consacrazione attuata con l’“epiclesi” romana.]

Tutto questo ci permette di fare le seguenti osservazioni:
 
Così come i riti orientali sono validi per la Chiesa Cattolica, i riti occidentali sono validi per la Chiesa Ortodossa; se lex orandi è lex credendi, allora è confermato (come del resto affermano tutti i Catechismi dal Tridentino in poi) che non vi sono differenze dottrinali gravi e volontarie (eresie formali), ma semplicemente uno stato di scisma, tra la Chiesa Ortodossa e quella Cattolica. (P.S.: il rifiuto di alcuni dogmi, come l’Immacolata Concezione, non è eresia formale, dacché il loro stato di scisma li porta a ritenere che mai sia stato proclamato dogma, e dunque non negano volontariamente una verità di fede; la questione del Filioque non costituisce eresia, come insegna il Concilio di Firenze; peraltro non tutti gli Ortodossi sono scismatici, dacché il Battesimo, da chiunque sia celebrato, incorpora nell’unica Chiesa Cattolica, ma solo coloro che conoscendo appieno la Chiesa di Roma scelgono volontariamente di separarsene, come i convertiti dal Cattolicesimo all’Ortodossia)
La Chiesa Ortodossa non riconosce valide le cene riformate: infatti, i protestanti che si convertono debbono adottare uno dei riti occidentali “cattolici”, e gli anglicani il rito inglese antecedente alle riforme edoardiane).
La Chiesa Ortodossa riconosce valido il Rito Romano nella sua forma tradizionale, il quale si conferma essere la liturgia da sempre celebrata in Occidente, ma NON il rito romano riformato (“di Paolo VI”), nel quale effettivamente non è esplicitata gran parte dei caratteri che identificano realmente una liturgia eucaristica (quello del Sacrificio, e.g.), nonché, essendo scomparse le preghiere dell’Offertorio, di fatto (secondo loro) anche la validità della Consacrazione. (P.S.: in prospettiva cattolica, la messa di Paolo VI è valida perché approvata da un Papa, ma – come già abbiamo scritto più volte – è nel suo complesso assai poco cattolica e assai poco ortodossa; in alcuni testi si trova scritto che “gli Ortodossi ritengono validi i libri liturgici romani fino al 1952, rifiutando le riforme del 1955 e del 1962”, affermazione mai confermatami da un ortodosso, né tantomeno logicamente sensata: vi sono, e avremo modo di parlarne, sensibili svilimenti a livello di calendario e soprattutto nella Settimana Santa, ma in che modo tali riforme potrebbero influire sulla validità della Consacrazione?)

In conclusione, ci permettiamo di porre una domanda: tratte queste conclusioni, cos’altro occorre per capire che l’Unità della Chiesa nella Verità può essere raggiunta solo con la Santa Tradizione (e Occidentale e Orientale), e giammai con pretestuosi e probabilmente eretici avvicinamenti al Protestantesimo, come purtroppo succede “in questi tempi di tenebra, quando Prelati della Chiesa Cattolica, invece di diffondere la Fede Cattolica, si compiacciono di oscurarla con ambiguità e negarla con eresie”?

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