Il pentimento: cos’è?

Il pentimento è uno dei primi principi del Vangelo ed è essenziale alla nostra felicità temporale ed eterna. Il pentimento è qualcosa di più dell’ammettere i propri errori. È un cambiamento nella mente e nel cuore che ci dà una visione nuova di Dio, di noi stessi e del mondo. Comprende l’allontanamento dal peccato e il fatto di rivolgersi a Dio per avere perdono.  È motivato dall’amore per Dio e dal sincero desiderio di obbedire ai Suoi comandamenti alla legge di Dio e alla Chiesa stessa. 

Tramite l’Espiazione di Gesù Cristo, nostro Padre in cielo ci ha fornito l’unica via per essere perdonati dei nostri peccati, il Sacramento della Confessione .Gesù Cristo ha pagato il prezzo per i nostri peccati in modo che possiamo essere perdonati se ci pentiamo sinceramente tramite la Croce e la resurrezione di Cristo nella Liturgia. Quando ci pentiamo e ci affidiamo alla Sua grazia salvifica, veniamo purificati dal peccato e rinnovati in Cristo ,un uomo nuovo , libero dal peccato e libero in Gesù . Per libertà si intende non libertà di pensiero moderno privo di cristianità e fede , ma libertà priva di peccato e idolatria del peccato. 

Il problema oggi è che si è fragili e poco convinti nel fare il bene, ci si pente di fare il bene, non si è fedeli agli obblighi assunti, non ci si ricorda dei propri doveri e si è sedotti dal male, dai cattivi esempi e dai cattivi maestri, ci si arrende davanti alla violenza delle proprie passioni con una vana fiducia nella divina misericordia e si cede alle insidie ed alle illusioni del demonio.

Il pentimento suppone un giudizio lucido e obbiettivo della coscienza. Capita invece che alcuni avvertono solo un vago turbamento, che assomiglia al senso di colpa, con tendenza ad esagerarne l’entità, senza però che essi sappiano con sicurezza oggettiva se hanno o non hanno peccato e incerti se la volta precedente sono stati o non sono stati perdonati. Sono gli scrupolosi.

“Pentitevi e cambiate vita” (At 3,19) è la prima esortazione che Pietro fa a coloro che si stavano avvicinando al Vangelo. Insegnare a confessarsi e saper confessare sono compiti precipui del sacerdote.

Il confessore deve essere accogliente e caritatevole; ma il penitente dev’essere preparato e in particolare deve essere pentito e precisare di quali peccati è pentito. Limitarsi a riconoscersi genericamente peccatore non basta.

Isacco il Siro, grande spirituale e monaco del VII secolo, così descrive la grazia del pentimento cristiano:

“Colui che conosce i propri peccati è più grande di colui che con la preghiera risuscita un morto… Colui che per un’ora piange su se stesso è più grande di colui che ammaestra l’universo intero. Colui che conosce la propria debolezza è più grande di colui che vede gli Angeli… Colui che, solitario e contrito, segue Cristo è più grande di colui che gode il favore delle folle nelle chiese.” (Discorsi ascetici, 34).

Il pentimento cristiano, dunque, non è solo una conquista dell’anima umana: è, prima di tutto, una grazia; e, come avviene della grazia, è un dono che scende dall’alto e che viene da Dio.

La teologia contemporanea, dominata dall’idea cosi detta cristiana modernista della “svolta antropologica”, cioè di fare perno sull’uomo anziché su Dio, ha condotto inevitabilmente a minimizzare il senso del peccato e la necessità della redenzione che viene solo e unicamente da Dio. E questo perché tale “teologia modernista” essendo una  pseudo teologia  bella e buona: se è teologia, non può fare perno sull’uomo, altrimenti sarà, al massimo, psicologia, vorrebbe emancipare l’uomo sia dalla dipendenza verso Dio, sia dalla sua condizione, limitata e peccatrice, conducendolo al degrado spirituale e morale  situazione oramai diffusa nella mentalità del uomo occidentale . Situazione generale e non marginale che nasce un punto di interogazione : Siamo veramente cristiani nel vero senso della parola?

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