VENERDÌ SANTO

In questo giorno Il Sinassario ci illustra bene lo scopo della celebrazione: “Nel santo e grande Venerdì commemoriamo i santi, salutari e tremendi patimenti del Signore Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, volontariamente accettati per noi: gli sputi, gli schiaffi, le percosse, le ingiurie, le derisioni, il manto di porpora, la canna, la spugna, l’aceto, i chiodi, la lancia e soprattutto la Croce e la Morte; inoltre, la confessione salvifica, sulla croce del buon ladrone, che fu crocifisso con Lui”. Bisogna sottolineare che gli uffici del Venerdì e del Sabato Santo, come anche quelli della prima settimana della Quaresima, sono i più lunghi e i più complessi di tutto l’anno liturgico; durante la celebrazione del Venerdì vengono letti 12 brani del Vangelo, cominciando con Gv. 13,31 fino al cap. 18,1 e chiudendo con il brano di Matteo 27,62-66 (il dodicesimo Vangelo). Il momento più commovente della celebrazione lo rappresenta la processione con il crocifisso, mentre si canta l’Antifona XV: “Oggi è appeso al legno colui che ha sospeso la terra sulle acque (questo inizio viene ripetuto 3 volte: il sacerdote e poi il popolo); è cinto di una corona di spine il Re degli Angeli, di una falsa porpora è rivestito colui che avvolge il cielo di nubi, è schiaffeggiato colui che ha liberato Adamo nel Giordano. È confitto con chiodi lo Sposo della Chiesa; è trafitto di lancia il figlio della Vergine. Adoriamo i tuoi patimenti, o Cristo. Mostraci la tua gloriosa Risurrezione”.

L’ultima parola con la quale si chiude l’attesa della Risurrezione è la memoria del ladrone e la speranza di essere ricordati con lui dal Signore nel suo Regno. La celebrazione dedica al ladrone più di dieci Tropari, cominciando con il grande ufficio notturno della passione, quando viene messo a confronto con Pietro: “Il discepolo ti ha rinnegato, mentre il ladrone gridava: ricordati di me, o Signore, nel tuo Regno”.

Cristo, Dio-Uomo, ama l’uomo fino alla perfezione, donando la sua vita. Il Signore, che è la vita, patisce e muore perché egli stesso, spontaneamente, ha accettato e assunto la natura di servo (Fil. 2, 7) per salvare quello che, senza l’avvenimento della Pasqua, sarebbe perduto. Con la sua crocifissione ci ha liberati dalla schiavitù del peccato in quanto colui che è morto per noi è libero dal peccato. “Costui era veramente il Figlio di Dio”, esclama il centurione e la sua testimonianza viene sottolineata dal Cristo stesso nelle parole rivolte al ladrone: “oggi sarai con me in Paradiso”.