Venerdì santo

Fratelli e sorelle, all’alba del Venerdì il Cristo fu giudicato dal sinedrio, e poi condotto da Pilato affinché venisse decretata la sua morte. Sebbene senza macchia e immacolato, nostro Signore Gesù Cristo è stato messo sullo stesso piano dei malfattori e dei ladri: Colui che nulla di male aveva fatto è stato ritenuto colpevole più di quelli che meritavano davvero una sentenza di morte.

Non può non venire a mente la parola stessa del Salvatore quando, nel suo Discorso sulla Montagna, disse:  beati i perseguitati a causa della loro propria giustizia . Il primo condannato, infatti, è stato proprio Lui. Dio stesso, fatto Uomo per noi senza perdere in nulla la sua Divinità, si è abbassato alla condizione di venire umiliato, picchiato, e insultato, prima di offrire tutto se stesso per la salvezza dell’universo.

Dunque, il nostro Signore viene portato dinnanzi a Pilato, uno straniero, un romano in terra di ebrei. Straniero non solo alle loro usanze e alla loro cultura, ma perfino straniero alla loro crudeltà, rimanendo straniero al Verbo Incarnato. Ponzio Pilato è diventato archetipo dell’uomo che conosce la Verità ma non la vive, non la fruttifica. Ricordiamoci delle parole della Parabola del grano: << i semi caddero in luoghi rocciosi dove non avevano molta terra; e subito spuntarono, perché non avevano terreno profondo; ma, levatosi il sole, furono bruciati; e, non avendo radice, inaridirono.>>. Infatti, le parole di Pilato dopo aver lungamente trattenuto Gesù Cristo in interrogatorio sono proprio queste: Io non trovo nulla di ingiusto in quell’uomo. Tuttavia, questo non è sufficiente a salvarlo. Il popolo tumultuoso pretende la morte di Gesù, sobillato dal Sinedrio.

Ci viene lasciato un grande insegnamento circa il valore delle decisioni prese dalla folla: che queste, molto spesso, sono ingiuste, e non hanno valore. La gente pensa in modo strano, a volte per profitto, altre volte per sentito dire, altre volte per mille altri motivi. Il Cristo fu giudicato tre volte: dal Sinedrio, dal Pilato e dal popolo. Quante volte noi stessi veniamo giudicati dalla nostra famiglia, dai nostri superiori, e da chi ci sta intorno? Ma Cristo già ce l’aveva detto: prima di odiare voi, hanno odiato Me. Così come Dio salvò tutto il cosmo con la sua Passione gloriosa e la sua Resurrezione vivificante, così noi esseri umani – giacché siamo a immagine e somiglianza, possiamo imitare Dio come ci viene concesso, e  possiamo salvare noi stessi. Diceva san Serafim di Sarov: “salva te stesso, e attorno a te altri mille avranno la salvezza!”.

Da cosa salvarci? le risposte sono tante. Dal peccato, dalla morte, da una vita vissuta senza senso e senza Dio, da noi stessi, dalle nostre passioni malsane. Come salvarci? con la preghiera e la fortissima fede… fede in chi? in Dio, in Gesù Cristo, in quel Cristo che ha percorso la via verso il Golgota e si è lasciato crocefiggere fra lo scherzo della gente: “ha salvato gli altri e non può salvare se stesso”. Non siamo anche noi spesso in questa situazione? abbiamo fatto del bene, e veniamo ripagati con il male, senza potere neppure difenderci. E mentre soffriva ecco una immagine che ci viene lasciata dai Vangeli… il Cristo lascia il suo discepolo Giovanni nelle braccia materne della Deipara Maria, un simbolo per indicare l’affiliazione dell’Uomo alla Chiesa. “Figlio, ecco tua Madre”, dice il Signore. Ecco, noi ci affidiamo alla Chiesa sulla Terra per i sacramenti e gli insegnamenti spirituali, e alle intercessioni della Chiesa Celeste, ovvero della Madre di Dio e dei santi e dei giusti, per ottenere la misericordia di Dio. E dopo aver molto sofferto, il Cristo morì. L’Universo non è riuscito a trattenere il dolore per la morte di Dio, e infatti ha risposto come ha potuto. Il Sole si è oscurato, la Terra si è scossa, il Tempio di Salomone ha visto rompersi le sue tende. Tutto l’universo ha partecipato della morte di Cristo, a testimonianza che Egli è veramente Dio e Salvatore.

L’umanità vive in un perenne lungo e straziante Venerdì di Passione che dura da sempre: guerre, fame, bisogno di denaro, insicurezze, odio, rancore, ingiustizia. I demoni di ieri, di oggi e del futuro sono sempre gli stessi, mentre la santità trova sempre nuove forme di apparire sulla Terra, con carismi rinnovati e fruttificati, che variano di luogo in luogo. Questa è la grandiosità della Chiesa, del Corpo Mistico di Cristo, un Corpo nato proprio nella notte fra il Grande Giovedì e il Grande Venerdì, quando gli Apostoli furono prima nutriti col Corpo e col Sangue di Cristo, e poi si dispersero. Ancora non sapevano cosa erano chiamati a compiere, ma inconsciamente si erano già divisi, disperdendosi dentro Gerusalemme, e poi in tutto il mondo abitato: così come la Chiesa è ora ovunque sulla Terra. La Chiesa, purtroppo, è timida, e lo è sempre stata. Pensiamo agli apostoli di Cristo che, visto il suo arresto, sono fuggiti. La Chiesa tradisce Dio, come Pietro, che ha rinnegato tre volte il suo Signore e Maestro, e proprio come Pietro fu perdonato così  la Chiesa è continuamente perdonata e benedetta ancora e ancora dallo Spirito Santo. Il pensiero che noi siamo parte della Chiesa, siamo membra di questa struttura viva e continuamente purificata e arricchita da Dio ci dovrebbe solamente rallegrare.

Fra le stichire del Mattutino del Sabato Santo, il quale celebra il funerale del Cristo defunto e sceso nell’Ade, si canta anche: << Apri i miei occhi, o Dio, e io vedrò le meraviglie della tua Legge >>. E’ la Legge dell’Amore, dell’Amore di Dio per l’umanità. Il più grande atto d’amore per l’umanità Dio lo fece salendo sulla Croce in quel Venerdì di Parasceve, versando il suo sangue immacolato per la primavera dell’universo, per la rigenerazione dell’Uomo e di tutte le altre creature, ed è questo che la Chiesa intera canta e mirabilmente offre al Dio-Uomo: le lacrime di pianto, ma lacrime di speranza, perché anche nella tremenda ora della Crocefissione, già vediamo raggiante la Resurrezione