Milano: commemorazione del Metropolita Evloghios Hessler nel settimo anniversario della sua dormizione

Nel settimo anniversario della sua beata dormizione, la Chiesa ortodossa ha fatto memoria del Metropolita Evloghios (Klaus Augustin Hessler), pastore e fondatore della Metropolia di Aquileia, figura di riferimento per l’Ortodossia in Italia e testimone fedele della Tradizione apostolica in un contesto ecclesiale complesso e spesso ostile.

La commemorazione ha avuto luogo dopo la celebrazione della Divina Liturgia, quando Sua Eminenza Mons. Avondios ha officiato il servizio di suffragio presso la tomba del defunto arcipastore. Nel clima di preghiera e raccoglimento, i fedeli hanno elevato suppliche per il riposo dell’anima del servo di Dio Evloghios, affidandolo alla misericordia del Signore, «nel luogo della luce, nel luogo del refrigerio, nel luogo del riposo».

Nel suo discorso, Mons. Avondios ha ricordato la vita e le opere del Metropolita Evloghios, invitando i presenti a custodirne la memoria non solo come ricordo storico, ma come responsabilità spirituale, da vivere nella preghiera costante e nella fedeltà alla Chiesa.

«Il tempo della sua arcipastorazione – ha affermato – è stato un tempo di grande asprezza spirituale, segnato da prove, incomprensioni e solitudine. Proprio per questo siamo chiamati a rendere grazie a Dio, che ha operato abbondantemente attraverso di lui, poiché ogni vescovo è, per natura e per grazia, padre della Chiesa. È nostro dovere cristiano ricordarlo con amore e sincerità, nelle preghiere personali e nella Santa Liturgia».

Al termine, i sacerdoti hanno officiato il Trisaghion e hanno intonato il canto liturgico “Eterna memoria”, affidando ancora una volta l’anima del Metropolita Evloghios alla comunione dei santi.

Una vocazione maturata nella ricerca radicale di Dio

Il Metropolita Evloghios nacque il 21 febbraio 1935 a Dortmund, in Germania, in un’Europa profondamente segnata dalle ferite della storia. Fin dalla giovinezza, Klaus Augustin Hessler intraprese una ricerca di Dio vissuta come chiamata totale, non come semplice adesione intellettuale. Entrò nell’ordine benedettino, dove ricevette una formazione rigorosa, fondata sulla preghiera, sull’ascesi e sullo studio teologico.

Studiò teologia a Roma, presso l’Angelicum, ma il suo cammino spirituale non si arrestò nei confini della tradizione occidentale. Fu nel contesto mediorientale, durante il suo soggiorno in Libano, che la Provvidenza lo condusse all’incontro decisivo con l’Ortodossia.

Qui conobbe il Metropolita Antony Bloom, incontro che segnò una svolta profonda e irreversibile. Attraverso questa relazione spirituale, Hessler scoprì l’Ortodossia non come sistema dottrinale alternativo, ma come vita ecclesiale piena, come esperienza della Chiesa quale Corpo di Cristo e ospedale spirituale per l’uomo ferito dal peccato.

Intorno al 1970 fu ricevuto nella Chiesa ortodossa e assunse il nome monastico di Evloghios, iniziando un cammino di totale dedizione alla Tradizione dei Padri.

Ordinazione e missione in Italia

Nel 1971 fu ordinato diacono a Parigi e nel 1972 sacerdote a Montaner, in provincia di Udine. Non cercò una vita agevole né incarichi prestigiosi, ma accettò la missione là dove la presenza ortodossa era fragile e quasi inesistente: l’Italia settentrionale.

Giunto a Milano, iniziò il suo ministero in condizioni di estrema precarietà. Le prime celebrazioni ebbero luogo in spazi modesti nel quartiere Bovisa, sostenute unicamente dalla preghiera e dalla perseveranza. Attorno a lui si raccolse un piccolo gregge, composto da fedeli di diversa provenienza, uniti non da criteri etnici, ma dalla comune fede ortodossa.

Il Lazzaretto: da luogo di sofferenza a ospedale spirituale

Nel 1973, al padre Evloghios fu affidato uno spazio carico di memoria storica e simbolica: una parte dell’antico Lazzaretto di Milano, in via San Gregorio. L’edificio, un tempo destinato alla cura dei malati, versava in stato di abbandono. Con grande sacrificio, egli ne ottenne l’uso, ne promosse il restauro e lo trasformò in luogo di culto, consacrandolo come Chiesa dei Santi Nicola e Ambrogio.

Lo stesso Metropolita Evloghios interpretò questa trasformazione in chiave profondamente ecclesiale: da ospedale del corpo a ospedale dell’anima, secondo la visione patristica della Chiesa come luogo di guarigione spirituale.

Accanto alla chiesa sorse anche la comunità monastica, dedicata a San Giovanni di Shanghai e San Francisco, considerata per la sua vita liturgica e ascetica una vera cattedrale monastica.

Un arcipastorato segnato dalla croce

L’intero ministero del Metropolita Evloghios fu segnato dalla croce. Convertito dall’Occidente, spesso incompreso, visse in povertà e carità, sostenuto più dalla Provvidenza divina che dal riconoscimento umano. Eppure, non abbandonò mai il suo gregge, continuando a celebrare, insegnare e santificare la città di Milano con la sua presenza discreta e costante.

Fondò chiese e monasteri, ordinò sacerdoti, e seppe radunare fedeli di ogni etnia ed età sotto il manto di Cristo, anticipando in molti aspetti le moderne riflessioni ecclesiologiche sulla diaspora ortodossa. Visse consolato da Dio, ma spesso solo tra gli uomini, subendo critiche e marginalizzazioni che oggi appaiono ingiuste alla luce dell’opera compiuta.

La memoria che diventa responsabilità

Oggi, la Chiesa ricorda il Metropolita Evloghios non come una figura del passato, ma come un pastore che ha seminato fedelmente in tempi difficili, senza cercare gloria né consenso. La sua vita rimane testimonianza di fedeltà alla verità storica della Chiesa e alla potenza dello Spirito Santo, Consolatore.

Del servo di Dio Evloghios, Arcivescovo di Milano e Metropolita di Aquileia, la Chiesa eleva la preghiera affinché il Signore gli conceda riposo nel Suo Regno.

Eterna sia la sua memoria.

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