MESSAGGIO PASTORALE PER IL TEMPO DI NATALE

Nella Grande festa di San Nicola Arcivescovo di Myra Licia, nell’Avvento della Nascita del Salvatore Gesù Cristo 

«Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse»

 (Isaia 9,1)

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

Con questa parola profetica la Scrittura ci introduce nel mistero santo del Natale: Dio entra nella storia dell’uomo come luce, come vita, come speranza. La nascita del Signore nostro Gesù Cristo non è un semplice ricordo, ma una presenza viva, capace ancora oggi di interrogare le coscienze e di trasformare i cuori.

In un contesto di secolarizzazione continua del mondo, dove i valori vengono negati, calpestati e talvolta messi in discussione, il simbolo del Natale non dovrebbe offendere nessuno, ma offrire a tutti uno spunto di rinascita, di pace e di gioia. Eppure, assistiamo con crescente stupore a un progressivo svuotamento del suo significato più profondo.

Come è possibile che l’uomo occidentale, nato e cresciuto in una cultura plasmata dal cristianesimo, giunga a denaturare e calpestare il valore della vita stessa, fino a rifiutare il senso della nascita del Bambino Gesù con il pretesto di non offendere chi non è cristiano? «Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità.» Isaia 9,5 (9,6)

 Come può la nascita del Verbo di Dio incarnato, manifestata nella fragilità di un bambino, diventare motivo di polemica o di divisione?

E come può la nascita di un bambino, segno universale di speranza e di futuro, generare discussioni e contrapposizioni?

Queste domande rivelano una ferita più profonda: una povertà di sentimenti, una crescente incapacità dell’uomo contemporaneo di aprirsi alla spiritualità, di riconoscere ciò che va oltre l’immediato e l’utile. È il segno di una involuzione interiore, della perdita degli orizzonti trascendenti, che rischia di compromettere il futuro delle nuove generazioni.

Viviamo una crisi di identità religiosa, o forse – ed è ancora più grave – una crisi di memoria culturale. Una cultura che, per secoli, si è fondata su valori condivisi: il rispetto della vita, la dignità della persona umana, la solidarietà, la speranza. Quando questi fondamenti vengono rimossi, anche l’uomo perde sé stesso.

E mentre in alcune parti del mondo il Natale viene ridotto a un fatto neutro o silenziato per convenienza culturale, in altre regioni del pianeta molti cristiani continuano a testimoniare la loro fede nel dolore, nella persecuzione e talvolta nel martirio. Questo ci ricorda che ciò che per alcuni è considerato superfluo, per altri è vita, verità, speranza per cui vale la pena donarsi fino in fondo.

Eppure, fratelli e sorelle, non siamo chiamati allo scoraggiamento. Il Natale ci annuncia che Dio non abbandona l’uomo, nemmeno quando l’uomo sembra allontanarsi da Lui. Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi (cfr. Gv 1,14), scegliendo la via dell’umiltà, del silenzio e dell’amore.

Il Natale non è un’imposizione, ma un dono. «E tu, Betlemme di Èfrata, così piccola fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele.» Michea 5,1 (5,2). È un invito discreto e potente a riscoprire l’umanità dell’uomo, la tenerezza di Dio e la possibilità reale di un mondo riconciliato. Ogni cuore che si apre, ogni gesto di pace, ogni scelta di bene diventa una mangiatoia dove Cristo continua a nascere.

Fratelli e sorelle,

 Non lasciamoci vincere dalla paura né dallo scoraggiamento. Il Natale ci ricorda che la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta (Gv 1,5). Anche quando il mondo sembra smarrire il senso del sacro, anche quando la fede è messa alla prova o perseguitata, Dio continua a nascere silenziosamente nel cuore di chi Lo accoglie. «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che egli ama.» Luca 2,13–14

Il Bambino di Betlemme ci insegna che la vera forza non sta nel potere, ma nella mitezza, non nella violenza, ma nell’amore, non nel clamore, ma nella fedeltà quotidiana. 

Ogni gesto di bontà, ogni preghiera sincera, ogni scelta di pace diventa un piccolo presepe in cui Cristo può ancora prendere dimora.

Guardiamo quindi al Natale con cuore riconciliato e fiducioso. Custodiamo la nostra fede senza arroganza, ma con gioia; testimoniamola senza paura, ma con rispetto; viviamola non come un’imposizione, ma come un dono che illumina la vita.

Preghiamo affinché il Signore consoli i perseguitati, converta i cuori induriti e rinnovi l’umanità intera con la forza del Suo amore. E lasciamoci anche noi rinnovare, perché chi accoglie Cristo diventa portatore di speranza per il mondo, di luce e rinascita, «Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce.» Isaia 60,1

Che il Natale del Signore sia per tutti noi rinascita interiore, pace profonda e gioia vera, oggi e sempre. Amen.

Datum Mediolani, die XIX Decembris, Anno Domini MMXXV

† Avondios

per misericordiam Dei  Episcopus

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