L’Ascensione di Cristo al Cielo è una delle grandi feste del calendario cristiano, celebrata 40 giorni dopo la Pasqua. È il giorno in cui Gesù, risorto dai morti, sale al cielo in corpo e anima davanti ai suoi discepoli, per sedere alla destra del Padre, come professiamo nel Credo:
“Salì al cielo e siede alla destra del Padre.”
l’Ascensione del Signore Gesù Cristo al Cielo, il momento glorioso in cui il nostro Redentore, dopo essere risorto dai morti, è salito nella gloria eterna per sedere alla destra di Dio Padre. Questo mistero non è solo il coronamento della missione terrena di Cristo, ma è anche la proclamazione definitiva della sua divinità e il sigillo della nostra salvezza.
L’Ascensione è un evento che parla chiaro contro tutte le eresie antiche e moderne che negano la vera divinità di Gesù Cristo, riducendolo a un semplice profeta, a un maestro ispirato o a un uomo particolarmente giusto. Ma solo Dio può ascendere nei cieli con la propria autorità. Solo il Verbo eterno del Padre, la Seconda Persona della Santissima Trinità, poteva vincere la morte e tornare alla gloria da cui era disceso per amore nostro.
Le Scritture sono inequivocabili su questo punto. Nel Salmo 110 (109),1, leggiamo:
“Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.”
Davide, ispirato dallo Spirito, chiama “Signore” colui che deve venire, riconoscendo la superiorità divina del Messia. In Isaia 9,5, il profeta annuncia:
“Un bambino ci è nato… e sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace.”
Chi è questo bambino che viene chiamato Dio potente se non il Cristo, Dio fatto carne?
La necessità della divinità di Cristo per la salvezza
Se Gesù non fosse Dio, la nostra redenzione sarebbe nulla. Solo Dio può salvare, e solo l’unione della natura divina con quella umana in una sola Persona – l’unione ipostatica – può compiere la mediazione perfetta tra cielo e terra. Le eresie che riducono Cristo a semplice uomo (come l’adozionismo, l’arianesimo, il nestorianesimo) tradiscono la verità dell’Incarnazione e svuotano di senso il mistero pasquale.
Nella sua seconda venuta, come professiamo nel Credo, Cristo verrà a giudicare i vivi e i morti. E ci si può chiedere: come può un uomo giudicare il mondo? La risposta è chiara: Cristo ha il diritto di giudicare perché è Dio, ma anche perché ha assunto la nostra carne. È giusto che Colui che ha condiviso la nostra condizione umana, eccetto il peccato, sia anche colui che ci giudicherà, con verità e misericordia, perché nessuno meglio di Lui conosce la debolezza umana, la sofferenza, la tentazione.
Come dice San Paolo:
“Tutti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo” (2 Cor 5,10),
e in Atti 10,42 è detto chiaramente:
“Egli è colui che Dio ha costituito giudice dei vivi e dei morti.”
Purtroppo, in diverse tradizioni religiose, in particolare nell’Islam, la figura di Gesù viene distorta. Il Corano lo presenta come un profeta importante ma non Figlio di Dio, negando sia la sua morte in croce che la sua risurrezione, e quindi anche la sua Ascensione. Ma un “Gesù” che non è morto, non è risorto e non è Dio non è il vero Gesù, ma una contraffazione spirituale.
Negare la divinità di Cristo è negare il cuore del Vangelo. Come dice l’apostolo Giovanni:
“Chiunque nega il Figlio, non possiede neppure il Padre” (1 Gv 2,23),
e ancora:
“Chi non confessa Gesù Cristo venuto nella carne, non è da Dio” (2 Gv 1,7).
Questa è una verità non negoziabile per la fede cristiana. Gesù non è solo un inviato, ma è il Dio incarnato, l’Emmanuele, il Dio-con-noi, che ha preso la nostra natura per elevarla fino al trono del Padre.
Infine, , l’Ascensione non è solo una proclamazione della gloria di Cristo, ma anche una promessa per noi: dove è salito il nostro Capo, là saremo chiamati anche noi, membra del suo Corpo. La nostra umanità, ferita e fragile, è già stata assunta nella gloria divina in Cristo. E da lì Egli intercede per noi, preparandoci un posto nel Regno eterno.
Viviamo allora questa festa nella fede e nella speranza, confessando con coraggio la divinità di Cristo contro ogni errore e testimoniando con la vita la verità del Vangelo.
“Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre.” (Eb 13,8)
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