IV-a Domenica di Quaresima – di San Giovanni Climaco

Passata la Domenica della Santa e Venerabile Croce, la Quarta domenica del Ciclo Quaresimale è dedicata a san Giovanni Climaco, o anche Giovanni della Scala, a causa del titolo della sua principale opera letteraria, la Scala del Paradiso, un compendio di lezioni  e personalità spirituali, considerato uno dei capolavori della letteratura monastica. Nei monasteri, questa domenica, ai pasti e in cella i monaci leggono proprio questo libro. Perchè questa domenica di Quaresima è dedicata ad un monaco? perché i monaci vivono (o dovrebbero almeno provare a vivere) in digiuno e preghiera, che come abbiamo visto sono le due armi principali dei cristiani per ottenere la virtù. E proprio di questo ci parla il Vangelo di oggi:

Ed uno della folla, rispondendo, disse: «Maestro, ti avevo condotto mio figlio che ha uno spirito muto, e dovunque lo afferra, lo strazia ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Così ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non hanno potuto». Ed egli, rispondendogli, disse: «O generazione incredula, fino a quando sarò con voi? Fino a quando vi sopporterò? portatelo da me». Ed essi glielo portarono. Ma appena lo vide, lo spirito lo scosse con violenza, e il fanciullo, caduto a terra, si rotolava schiumando. E Gesù domandò al padre di lui: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli disse: «Dalla sua fanciullezza. E spesso lo ha gettato nel fuoco e nell’acqua per distruggerlo ma, se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». E Gesù gli disse: «Se tu puoi credere, ogni cosa è possibile a chi crede». Subito il padre del fanciullo, gridando con lacrime, disse: «Io credo Signore, sovvieni alla mia incredulità». Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, sgridò lo spirito immondo dicendogli: «Spirito muto e sordo, io te lo comando, esci da lui e non entrare mai più in lui». E il demone, gridando e straziandolo grandemente, se ne uscì. E il fanciullo divenne come morto, sicché molti dicevano: «È morto». Ma Gesù, presolo per mano, lo sollevò, ed egli si alzò in piedi. Or quando Gesù fu entrato in casa, i suoi discepoli lo interrogarono in privato: «Perché non abbiamo noi potuto scacciarlo?». Ed egli disse loro: «Questa specie di spiriti non si può scacciare in altro modo, se non con la preghiera e il digiuno». [Marco 9:17-29]
Come abbiamo potuto ascoltare oggi alla divina liturgia, gli apostoli hanno voluto liberare quel giovane, ma non hanno potuto. Perché? perché non avevano abbastanza fede. La loro fede e la loro preparazione era immatura, incompleta, insufficiente. E per questo il Signore stesso si è fatto largo e ha operato uno dei suoi miracoli di guarigione materiale e spirituale. Il Vangelo di oggi ci pone una domanda, diretta a tutti coloro che stanno seguendo la Quaresima: hai abbastanza fede? Vuoi liberarti dai tuoi demoni personali, da ciò che ti scaraventa nel fuoco e nell’acqua della vita? Vuoi essere finalmente libero? Allora chiedi aiuto al Signore, chiamalo con la tua Fede, ed Egli ti soccorrerà.
San Giovanni Climaco insegna, principalmente, come ottenere l’esichia, ovvero la pace spirituale, necessaria per sperimentare appieno la vita in Dio:

Questo soltanto chiediamo al Signore. Siamo infatti ancora vittime delle passioni, ma da questa condizione tutti vogliamo innalzarci alla mèta dell’apatia, tagliando definitivamente la via alle passioni. Quel giudice che non temeva Dio cedette alle insistenze della vedova per non avere più la noia di sentirla; Dio farà giustizia all’anima vedova di Lui a causa del peccato contro il corpo suo primo nemico e contro i demoni suoi avversari invisibili. Il divin Commerciante saprà bene ricambiare le nostre buone merci; mette a disposizione i grandi suoi beni con amorosa offerta ed è pronto ad accogliere le nostre richieste, ma se si tratta di insensati cani spirituali, li lascia a insistere nelle loro suppliche per provarli con la fame e con la sete, perché sa che il cane è ingrato, e appena ricevuto il pane si allontana subito da colui che gliel’ha dato. [1]
E sulla preghiera, il santo ci dà un grande insegnamento:
 Osserviamo che il nostro Re, Iddio sommamente buono, si comporta come i re della terra che sono soliti elargire ai loro soldati i loro benefici direttamente e talora indirettamente, attraverso persone fidate o attraverso i loro domestici. Dio lo fa elargendo i suoi doni secondo l’abito di umiltà di cui siamo rivestiti. Inoltre Egli ha in abominazione chi prega accettando i pensieri impuri che gli passano per la mente, voltandogli le spalle come un cortigiano che stando alla presenza del re terreno si rigirasse per parlare con i nemici del suo signore. Hai un’arma per scacciare da te il cane che ti si avvicina sfrontatamente, dagli addosso ogni volta che ti tenta, non cedergli mai. Domanda con animo compunto, cerca il Signore nell’ubbidienza, picchia alla porta senza mai perderti d’animo, perché sta scritto: «Chi domanda riceve, chi cerca trova, a chi bussa sarà aperto».
Guardati dal pregare troppo per una donna, come talora si dà il caso; correresti il rischio di essere depredato dagli astuti tuoi avversari. Non passare in rassegna i consuntivi della tua attività pertinente al corpo per non diventare insidiatore di te stesso. In tempo di preghiera non è davvero il caso di esaminare come vanno condotte le attività pur necessarie e anche spirituali, che ti sottrarrebbero quel che più vale. Non cadrà mai chi si sia appoggiato sempre al bastone dell’orazione. Seppure dovesse inciampare non cadrebbe, o non resterebbe a terra; poiché la preghiera ha un potere pio ma assoluto sul cuore di Dio. E di tale utilità per noi, che i demoni ce la vogliono impedire al momento della sinassi. Segno di tale utilità è anche il frutto che matura in noi con la sconfitta del nostro avversario, come canta il Salmista: «Io conobbi davvero quanto bene mi volessi dal fatto che in tempo di guerra non permettesti che il nemico ridesse alle mie spalle; perciò gridai a Te con tutto il cuore, corpo-anima-spirito, perché dove si trovano uniti due di questi minimi elementi là c’è Dio in mezzo ad essi».
Non tutti hanno le medesime doti, né secondo il corpo né secondo lo spirito. Per alcuni va bene la preghiera più breve, per altri è buona quella più lunga della salmodia. C’è chi confessa d’essere ancora prigioniero del suo corpo, e c’è chi dice di lottare nell’ignoranza dello spirito; ma se tu invocherai comunque il nostro Re contro i suoi nemici che ti assalgono da ogni parte, abbi fiducia; non dovrai poi far gran fatica nel respingerli, perché essi stessi spontaneamente si allontaneranno ben presto: gli empi infatti non vorranno assistere alla vittoria che su di essi sicuramente riporterai per via della preghiera; anzi se la daranno a gambe come fustigati dalla sferza della tua fervorosa orazione. Tu raccogli tutte le tue forze, e Dio penserà a insegnarti come pregare. [2]
 La Luce dei Padri che ci insegnano come camminare nel sentiero della virtù porta a compimento la nostra formazione personale, dandoci tutte le armi che necessitiamo per la nostra lotta spirituale… e il nostro cammino verso la Luce della Pasqua continua…
Padre Atanasio

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