La Liturgia dei Doni Presantificati

La Liturgia dei Doni Presantificati, si può dire, inizia ben prima che il sacerdote intoni l’esclamazione iniziale, perché la consacrazione dei doni appartiene ad un altro giorno: sono Corpo e Sangue di Cristo preservati fino al giorno in cui vengono consumati. Il carattere particolare di questo rito è il suo presentarsi in luogo dei Vespri, cui sembra essersi fusa. In effetti, la divina liturgia dei doni presantificati così come si è affermata nella tradizione ortodossa bizantina principia con la lettura dei salmi divisi in catismi intervallata dalle ectenie, su modello di un Vespro.

La salmodia è sempre stata considerata, in Oriente ed in Occidente, una prassi legata alla liturgia non-eucaristica, in particolar modo ai Vespri e alle Lodi, o Mattutino. I vespri, in particolar modo, sono un officio di rimpianto e di attesa per loro natura, poiché alla sera (della vita) si attende la luce che sorge, il nostro Dio, il quale però si manifesta solamente nel giorno, quando verrà lodato (Mattutino-Lodi) da coloro che credono e hanno vegliato fino all’Alba. La liturgia dei presantificati, al contrario, rompe questo equilibrio spirituale di attesa e risposta proponendo la Comunione, il compimento del giorno liturgico, alla sera. Un preludio del giorno vissuto nel buio della notte.

Dopo le Letture dell’Antico Testamento, il sacerdote si mostra con turibolo e candela accesi benedicendo il popolo con essi: il simbolo è dell’incenso ( la preghiera del popolo, l’offerta a Dio) unita alla luce della candela, la Luce di Dio, che illumina il popolo trepidante.

I presantificati e Roma: una piccola indagine liturgica

Tradizionalmente si attribuisce la Divina Liturgia dei Presantificati a san Gregorio di Roma, la cui dormizione si festeggia, tra l’altro, il 25 marzo. Eppure, mi duole dire che questo rito non è attribuibile alla sua azione riformatrice ( sebbene lo sia la divina liturgia “normale” in uso presso alcune parrocchie ortodosse). La Divina Liturgia dei Presantificati apparve nel rito cattedrale di Costantinopoli verso il VII-VIII secolo e si è gradualmente distanziata da esso prendendo è vero in prestito alcune romanizzazioni – l’uso della campanella, inginocchiarsi spesso dinnanzi ai doni, il canto di comunione – ma tutti questi usi considerati “quaresimali” sono in realtà pratiche molto normali nei riti latini, tutt’altro che specifici di questo periodo liturgico.
Per cominciare, la divisione in Catismi così come è presentata dal rito è perfettamente greca, così come la divisione in stichire dei canti, che ritualmente i Romani non hanno mai avuto. La preghiera d’Ingresso è la medesima del vespro greco, Al contrario, potrebbero essere influenze romane le due ectenie sui catecumeni e i battezzandi, visto il grande interesse per il catecumenato manifestatosi nella vita spirituale latina ( i santi Ambrogio, Girolamo, Agostino, Ireneo, Cromazio d’Aquileia, e altri) come “gruppo” spirituale integrato nella comunità cristiana seguente regole ben precise: ma la Quaresima di per sé era il periodo dedicato anche ai battesimi e al catecumenato. Eppure, le preci delle ectenie sono classicamente bizantine.
Il versetto di comunione “gustate (…) e vedete…” ad esempio viene utilizzato da Pasqua fino all’Epifania, mentre il canto di comunione quaresimale romano sarebbe “liberami, o Dio d’Israele, da tutte le mie angustie” oppure altri che facilmente si trovano negli eucologi precedenti il 1960. La chiusura e il policronio sono tipiche, sempre, della ritualità greca. E’ in tutto e per tutto un rito nato e sviluppatosi in un ambiente costantinopolitano: perché viene dunque affidato al nome di san Gregorio?
Si dice che san Gregorio di Roma, quando fu apocrisario papale a Costantinopoli (579-586), abbia contribuito è vero alla stesura del rito, ma non certo seguendo il canone romano, ma piuttosto adeguandosi al rito locale in cattedrale di Santa Sofia così come veniva là celebrato nel VI secolo. Anticamente, almeno in Occidente, i presantificati venivano celebrati tutto l’anno e non solo durante la Quaresima; a questo forse si deve l’ingresso del versetto al canto eucaristico tanto usuale nell’anno liturgico romano. I Presantificati latini, celebri fra i quali vi sono quelli del Venerdì Santo, sono di tutt’altra struttura.
Quanti ritengono dunque che la liturgia dei Presantificati sia mai stata utilizzata in occidente essi sbagliano; piuttosto, fu diffusa sufficientemente in Italia nei luoghi in cui era diffuso il rito greco.

La Liturgia dei Doni Presantificati, per la sua ricchezza espositiva, per il suo altissimo valore spirituale, per la grandiosa spiritualità che trasuda dall’innografia tanto poetica e per l’avvicinamento al Cristo che ci concede attraverso la Comunione vespertina, è un tesoro che va custodito, protetto e celebrato, poiché l’Eucarestia che attraverso questa liturgia ci viene amministrata è un viatico sicuro e poderoso che ci sostiene nel digiuno, nella lotta e nel cammino verso la radiosa notte di Pasqua.

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Fonti

Conversazioni spirituali col monaco Aidan Keller, ROCOR
Conversazioni spirituali con lo iero-monaco Enoch (ha voluto rimanere anonimo)
Abate Fernand Cabrol, Western Rite Masses, risorsa presente sul web

La fonte delle mie riflessioni, ad ogni modo, è stata la comparazione fra i vari riti ( Crisostomo e Presantificati) con la Messa latino-ortodossa e perfino con la Messa di Pio V – detta tridentina – nella sua forma conosciuta.