FESTA DI SAN GIOVANNI MAXIMOVICH 02 LUGLIO 2015

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L’arcivescovo Giovanni nacque il 4 giugno 1896, nel villaggio di Adamovka, provincia di Kharkov, nel sud della Russia. Era un membro della famiglia di piccola nobiltà russa dei Maximovitch, cui era anche appartenuto san Giovanni di Tobolsk. Al battesimo ricevette il nome di Michele e così l’arcangelo Michele divenne il suo protettore celeste. Era un bimbo malaticcio e mangiava poco.

Ricevette l’istruzione secondaria presso la Scuola Militare di Poltava, che frequentò dal 1907 al 1914. Successivamente si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Imperiale di Kharkov, laureandosi nel 1918, prima che fosse confiscata dai Sovietici.

La città dove vladika Giovanni passò i suoi anni di formazione era davvero una città della Santa Russia e il giovane Michele, sensibile alle manifestazioni di santità, trovò in essa il modello della sua vita futura: c’erano due icone miracolose della Madre di Dio, la Oseryanskaya e la Eletskaya, che venivano portate due volte l’anno in processione dai monasteri dov’erano conservate alla cattedrale della Dormizione. Nel monastero della Protezione, in una grotta affrescata sotto l’altare, riposano i resti del santo arcivescovo Melety Leontovitch, che, dopo la sua morte, nel 1841, diedero un aiuto miracoloso ad alcuni che servivano una panikida per lui, sulla sua bara. Già durante la sua vita l’arcivescovo era venerato per il suo severo ascetismo, specialmente per l’impresa ascetica di astenersi dal sonno: era conosciuto per passare intere notti in piedi immobile, a braccia sollevate, immerso in profonda preghiera. Oltre a ciò, predisse con esattezza il giorno e l’ora della propria morte. Si sa che il giovane Maximovitch aveva una venerazione per questo santo gerarca.

Oggi l’arcivescovo Giovanni potrebbe essere considerato simile al sant’uomo di Kharkov per almeno tre aspetti: si sa che non dormì mai in un letto per quarant’anni; conobbe in anticipo la propria morte; e prima della sua glorificazione, nel 1994, le sue reliquie riposarono in una speciale cappella tombale dove quasi ogni giorno venivano cantate panikide e sulla sua bara veniva letto il salterio da coloro che domandavano il suo aiuto. Questo fu un caso unico di trapianto, com’era in effetti, di una parte della Santa Russia nell’America contemporanea.

Mentre studiava all’Università di Kharkov, Vladika passava più tempo a leggere le vite dei santi che a seguire i corsi; nonostante questo era uno studente eccellente. Evidentemente la sua emulazione dei santi era palese già a quell’età, se il vescovo Antonio di Kharkov, una delle grandi figure della Chiesa di quel tempo (più tardi Metropolita Antonio Hrapovitsky, primo Gerarca e fondatore della Chiesa Russa all’Estero) mise un impegno speciale nel cercare di entrare in confidenza con lui e in seguito tenne il giovane vicino a sé e ne guidò la formazione spirituale.