Contemplazione

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La contemplazione è il dono di vedere Dio o di scorgere e tenere lo sguardo sul suo mistero. È uno dei momenti della lectio divina, ed è una delle caratteristiche della vita mistica. Indica conoscenza accompagnata da gioia; l’oggetto della conoscenza è di solito tale da sollecitare l’ammirazione e conquistare l’anima. Poiché la contemplazione è un’operazione delle potenze conoscitive, risulta essere una realtà puramente naturale e acquisita nell’ordine naturale.

La parola contemplazione nella sua accezione più generica, significa guardare un oggetto con ammirazione, quindi distinguiamo una contemplazione naturale cioè ogni potenza conoscitiva può realizzare un atto di contemplazione, la contemplazione cristiana, soprannaturale o infusa, è stata definita in molti modi nel corso dei secoli, ma coincidono tutti nella sostanza; si tratta di una sospensione ammirativa dell’intelletto davanti allo splendore della verità soprannaturale.

É un particolare tipo di conoscenza, è una conoscenza esperienziale, in quanto coinvolge le potenze affettive dell’individuo. La contemplazione è perciò un’operazione in cui si sperimenta una felice congiunzione delle potenze conoscitive e affettive in un’attività che procura grande gioia. La conoscenza implicata non è discorsiva ma intuitiva, e il movimento d’amore non è rivolto al possesso dell’oggetto, ma si arrende all’oggetto amato. Forse il miglior esempio di contemplazione naturale si prova nell’esperienza estetica della bellezza.

La parola proviene dal latino contemplare, composto da cum, “con” e templum, “spazio celeste”.
I primi contemplativi nella storia del cristianesimo sono i pastori di Betlemme, che, appena ricevuto l’annunzio dall’angelo, partono per “vedere ciò che il Signore ha fatto conoscere” (Lc 2,15). Dalla loro contemplazione scaturisce un canto di lode “per tutto quello che hanno udito e visto” (Lc 2,20).

Ma il volto di Dio è anche quello sofferente del crocifisso: contemplazione è anche guardare colui che è stato trafitto (Gv 19,37; cfr. Zc 12,10). La contemplazione è lo sguardo verso il volto sfigurato del Figlio di Dio che rivela il Padre quando offre la vita per la remissione dei peccati.

Maria è la più grande contemplativa perché conserva nel cuore e medita tutto di Gesù (Lc 2,19).
Per San Bruno di Colonia nella solitudine e nel silenzio si acquista quell’occhio puro con cui si vede Dio.

Il monaco innamorato di Dio riconosce ovunque la sua presenza. Gli occhi del cuore sono illuminati e lo rendono capace di conoscere Dio pienamente (Ef 1,18).
Nel Cristianesimo occidentale la contemplazione è associata al misticismo, ed è legata alle opere di Santa Teresa di Gesù e San Giovanni della Croce.

San Tommaso d’Aquino scrisse: “È necessario per il bene della comunità degli uomini che ci siano persone che si dedichino a una vita di contemplazione”.

Josef Pieper commentò: “Perché è la contemplazione che preserva, in seno alla comunità degli uomini, la verità che è al contempo priva di utilità e parametro di ogni possibile utilità; così è la contemplazione che mantiene il vero fine in vista, dando significato a ogni atto pratico della vita”.

La contemplazione è sinonimo di visione divina, ed è coltivata in particolare dalla tradizione ascetica dell’Esicasmo, la quale consiste in una continua pratica della preghiera recitata con assoluta sincerità al fine di concentrarsi esclusivamente su Dio e unificare la mente e il cuore in lui.
Purezza di cuore: ” Beati i puri di cuore, perchè vedranno Dio” , la contemplazione è come un abbozzo e una imperfetta anticipazione della visione beatifica. Semplicità di cuore: la contemplazione è uno sguardo semplice e amoroso a Dio che mal si addice a uno spirito complicato e multiforme. Questa semplicità consiste, anzitutto, nel ridurre tutte le cose all’unità, vedendole tutte attraverso Dio: gli avvenimenti prosperi o avversi, gli uffici e le occupazioni gradevoli o sgradevoli, le persone simpatiche o antipatiche con le quali dobbiamo convivere, ecc. Questo semplifica grandemente lo spirito, tranquillizza il cuore e dispone l’anima al riposo e alla pace della contemplazione. In uno spirito turbolento e agitato, non è possibile l’orazione contemplativa. Umiltà di cuore: questa è una delle condizioni più indispensabili. L’umiltà dispone alla contemplazione perchè essa canta già la gloria di Dio.Quando un’anima ha riconosciuto spesso e praticamente che tutta la sua esistenza dipende assolutamente da Dio, ch’ella non sussiste che per messo di lui, che non agisce bene se non con la sua grazia, la quale opera in noi il volere e il fare, ch’ella non si dirige bene se non mediante la sua luce, ch’ella di per se spessissimo non fa altro che peccare, che è una serva inutile e spregevole allora arriva generalmente a ricevere questa grazia.

Bibliografia [modifica] Jordan Aumann, Teologia Spirituale, Edizione Dehoniane Roma, p. 389 Antonio Royo Marin ” Teologia della perfezione cristiana “, Edizioni San Paolo, 1987