Il ministero eucaristico dei diaconi nella Chiesa antica e la sua eredità nella tradizione ortodossa contemporanea

La Chiesa dei primi secoli conserva un fascino particolare per ogni credente che desideri comprendere le radici della liturgia e del culto cristiano. Tra le molte pratiche che hanno segnato quel periodo, una in particolare merita di essere ricordata: la partecipazione attiva dei diaconi alla distribuzione dei Santi Misteri, sia del Corpo che del Sangue di Cristo.

Nei primi secoli, infatti, il diacono non era soltanto un assistente liturgico o un servitore dell’altare, ma un vero ministro della comunione. San Giustino Martire, nel II secolo, testimonia che i diaconi distribuivano ai fedeli il Santo Pane e il Calice, continuando così il servizio dell’amore inaugurato dagli Apostoli. La Liturgia di San Giacomo di Gerusalemme, una delle più antiche, conserva un’indicazione esplicita: dopo che il sacerdote ha comunicato il clero, «i diaconi prendono i calici per comunicare il popolo».

Non solo i vescovi e i presbiteri, ma anche i diaconi, nei primi secoli del cristianesimo, potevano comunicare i fedeli sia con il Santo Pane che con il Santo Calice. Una tale pratica esisteva ai tempi di San Giustino Martire (Apologia I, p. 97) e, con ogni probabilità, si mantenne per molto tempo dopo di lui. Così, nell’ordine liturgico della Divina Liturgia di San Giacomo di Gerusalemme, leggiamo:

«Il sacerdote comunica il clero, poi i diaconi prendono i dischi e i calici per comunicare il popolo».

Il canone XVIII del Primo Concilio Ecumenico limita il diritto dei diaconi di comunicare solo nel senso che proibisce loro di comunicare i presbiteri, mentre il Concilio di Laodicea, attraverso il canone XXV, proibisce soltanto ai suddiaconi di offrire il Santo Pane o di benedire il calice. Ne risulta che, al tempo del Concilio di Laodicea (364 d.C.), in alcuni luoghi anche i suddiaconi comunicavano i fedeli, e tanto più lo facevano i diaconi.

Riferimenti al fatto che i diaconi offrivano ai fedeli i Doni eucaristici si trovano anche all’inizio del VII secolo in Giovanni Mosco (Il Prato Spirituale, cap. 48 e 49). Tuttavia, una tale pratica è attestata in modo più chiaro già a partire dal III secolo: il vescovo o il presbitero distribuiva il Santo Pane, mentre il diacono offriva il calice.

Nelle Costituzioni Apostoliche si ordina infatti: «Il vescovo dia l’offerta (il Corpo di Cristo), e il diacono tenga il calice e lo offra».

Secondo l’ordine liturgico etiopico, il sacerdote comunica il popolo dicendo: «Questo è il Pane…», mentre il diacono offre il calice. Lo stesso ordine si ritrova nella Liturgia gallicana, praticata in Gallia dal IV fino alla fine del VII secolo. Mabillon, seguito da Daniel, ci tramanda la sequenza della comunione secondo questa liturgia:

«Dopo la benedizione e la comunione dei fedeli, uomini e donne si avvicinavano all’altare, ricevevano una particella dell’Eucaristia dal sacerdote, e il calice veniva offerto dal diacono».

Che il calice fosse offerto dai diaconi risulta anche dalle testimonianze dei Santi Padri: San Cipriano (Il libro sui lapsi, p. 161), Giovanni Mosco (Il Prato Spirituale, cap. 118) e altri. (Vescovo Arsenio [Jadanovskij])

I Concili Ecumenici e locali non negano tale funzione, ma ne precisano i limiti. Il Primo Concilio di Nicea (canone XVIII) proibisce ai diaconi di comunicare i presbiteri, ma non i laici; il Concilio di Laodicea (canone XXV) vieta solo ai suddiaconi di offrire il Santo Pane o di benedire il calice. È segno che, nel IV secolo, la prassi di far partecipare i diaconi alla comunione dei fedeli era ancora viva e riconosciuta.

Le fonti patristiche e liturgiche confermano questa realtà. Le Costituzioni Apostoliche stabiliscono: «Il vescovo dia l’offerta, e il diacono tenga il calice». Analoghe indicazioni si trovano nelle liturgie etiopiche e gallicane, dove il sacerdote offriva il Pane e il diacono il Calice. Testimonianze di San Cipriano e di Giovanni Mosco, fino al VII secolo, mostrano la continuità di questa funzione diaconale.

Con il passare dei secoli, la prassi della Chiesa si è evoluta. Nella tradizione ortodossa attuale, il diacono assiste il sacerdote alla comunione, ma non comunica direttamente i fedeli — segno di un diverso equilibrio tra i ministeri, pur nella continuità della stessa grazia sacramentale. Tuttavia, la memoria di questa antica prassi illumina il senso originario del diaconato: il servizio, la mediazione, la partecipazione attiva al mistero eucaristico come atto d’amore e di comunione.

Nel recupero della visione ecclesiale dei primi secoli, riscopriamo che il diacono non è un semplice assistente, ma un ponte vivente tra l’altare e il popolo, tra il mistero e la comunità. Egli resta, come allora, segno visibile del servizio liturgico e caritativo della Chiesa, immagine del Cristo servo che «non è venuto per essere servito, ma per servire».

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