Ho conosciuto Mons. Evloghios nel 1988, quando avevo 13 anni 

Mi chiamo Riccardo, ho 45 anni. sono un italiano di fede cattolica. Nel 1988, quando avevo 13 anni, un professore a scuola ci parlò delle chiese ortodosse. Preso da curiosità decisi dí volerne visitare una. All’epoca il comune di Milano distribuiva gratis a tutti gli abitanti una guida chiamata <<TUTTOCITTA’>>, sulla quale erano pubblicati i numeri di telefono di tutte le chiese e parrocchie della città (con i relativi orari delle messe). Tra le chiese non cattoliche io lessi CHIESA RUSSA ORTODOSSA (PATRIARCATO DI MOSCA) e poi CHIESA RUSSA ORTODOSSA (senza alcun riferimento al patriarcato). Non so per quale motivo io a 13 anni chiamai il secondo numero di telefono e mi rispose Mons. Evloghios! Gli raccontai della lezione a scuola, mi disse di andare a trovarlo. Fu così che a 13 anni mi recai al lazzaretto (senza i miei genitori, badate bene!). All’epoca a messa era% amo 5 persone (compreso lui che celebrava). Conobbi Sua Beatitudine. che con me fu molto affabile. Lui all’epoca aveva la barba rossa. Quando tornai a casa e mia madre mi chiese che tipo fosse, esclamai: «mamma, sembra Babbo Natale!>>. 

Da quel momento nacque un’amicizia. Ogni tanto andavo a trovarlo. Per capire come viveva e il perché di certe sue scelte, permettetemi di spiegare un paio di cose (che solitamente sfuggono agli abituali frequentatori del lazzzaretto). 

Oggi in Italia ci sono un milione di ortodossi. Negli anni 80 erano invece poche centinaia perché la maggior parte dei cristiani ortodossi vivevano dietro a un muro (quello di Berlino) e con i mitra spianati contro di loro, in quelli che noi italiani chiamavamo «i paesi freddi» o «i paesi dell’est>>. 

All’epoca l’Italia era dominata da due culture: la cultura cattolica e la cultura marxista. La prima faceva riferimento al Vaticano, la seconda al più grande partito comunista dell’occidente (che era arrivato anche a sfiorare il 30°A dei voti). 

In quel contesto della fede ortodossa non importava niente a nessuno perché di ortodossi in Italia non ce n’erano e perché la fede ortodossa era la fede praticata nei paesi comunisti. 

Noi italiani sapevamo soltanto che oltrecortina i cristiani erano perseguitati, ma le poche notizie che avevamo arrivavano tutte attraverso la traduzione delle opere del «samizdat religioso». In pratica avevamo solo brandelli di informazioni. Oltretutto noi italiani credevamo che «il socialismo reale» sarebbe andato avanti ancora per secoli. Nessuno di noi si aspettava il crollo del muro di Berlino! Proprio in questo contesto si è trovato a operare Mons. Evloghios. 

Immaginate nella Milano di quegli anni un vescovo ortodosso con pochissimi fedeli, rappresentante di in Italia di una fede che quasi non esisteva, che ovviamente non accettava il comunismo, ma che rifiutava anche l’ecumenismo con la chiesa cattolica (attaccando a testa bassa il primato del papa, che lui chiamava <<la petrologia della chiesa latina»). Immaginate questo vescovo che diceva di voler «ortodossizzare l’occidente», praticamente da solo, contro tutto e contro tutti, umanamente senza nessuna possibilità di riuscita. All’epoca venne preso per pazzo. O quanto meno per un tipo strano. 

«Ortodossizzare l’occidente» 

In realtà Sua Beatitudine era un un uomo molto intelligente e molto preparato, che per la sua fede ortodossa era stato disposto a compiere dei grossi sacrifici (per anni al lazzaretto non c’erano né il riscaldamento e nemmeno l’acqua. Monsignore al mattino presto andava a lavarsi nei bagni della scuola pubblica adiacente al lazzaretto, dove il custode lo faceva entrare di nascosto per pura carità cristiana  

Se bisognava «ortodossizzare l’occidente», mentre la maggior parte dei fedeli ortodossi viveva nei paesi comunisti, allora non restava che fare due cose: I )avvicinare gli occidentali alla tradizione ortodossa e 2)creare una gerarchia ecclesiastica autonoma (soprattutto dal KGB) 

Per raggiungere il primo obiettivo Mons. Evloghios ebbe una geniale intuizione: per avvicinare gli occidentali alla spiritualità ortodossa è inutile proporre la «Divina Liturgia» della tradizione bizantina, che dura due ore invece di una, e che perciò all’uomo occidentale risulta certamente bella e suggestiva, ma alla fine indigesta. Mons. Evloghios era tedesco, non slavo quindi queste cose le capiva bene! E’ molto meglio resuscitare quei riti liturgici che che l’occidente cristiano utilizzava nell’alto medioevo prima che il papa imponesse a tutti i cattolici il rito romano. 

Da qui l’idea di celebrare ogni tanto la messa in «RITO GALLICANO>> (che era il rito utilizzato anticamente in Francia) o in «RITO MOZA1RABICO>> (che era il rito usato anticamente in Spagna). Nei primissimi anni 90 voi vedevate Mons. Evloghios, circondato da alcuni 

giovanissimi preti italiani (che lui stesso aveva ordinato), tutti indaffarati a riportare in vita gli antichi riti liturgici che si usavano in occidente più di mille anni fa. In quegli anni a me uno di questi giovani preti spiegò di essere riuscito, dopo molte ore di studio, a ricostruire e a celebrare la messa nel «RITO AMBROSIANO ANTICO» (che era il rito in uso proprio a Milano!). 

Naturalmente dall’esterno erano visti come un gruppetto di pazzi, magari dal gusto liturgico un po’ esotico. Invece dietro a tutto questo c’era un ragionamento teologico ben preciso. Che si è rivelato profetico. Infatti nel 2005 papa Benedetto XVI (Ratzinger) ha liberalizzato il «RITO TRIDENTINO» (che è l’erede del «rito gallicano», più conosciuto come «la messa in latino»), che oggi viene celebrato in tutte le diocesi cattoliche del mondo. Trenta anni fa tutto questo era giudicato semplicemente impossibile! E invece oggi è realtà! 

Ingenuo, ma non stupido 

Se bisognava riportare in vita gli antichi riti liturgici occidentali, bisognava anche che ci fossero dei preti che celebrassero questi riti (così da avvicinare gli occidentali alla spiritualità ortodossa). Ma se la maggior parte degli ortodossi vivevano sotto il giogo del comunismo, bisognava allora conferire il sacerdozio e l’episcopato a dei candidati occidentali. Che però all’epoca erano davvero molto pochi e non sempre all’altezza del compito. 

Mons. Evloghios era un un uomo molto colto. Anche lui, però, (come tutti) aveva qualche difetto. Il peggiore era l’ingenuità, che lo ha portato talvolta a ordinare persone sbagliate, che poi si sono comportate male, magari ordinando a loro volta dei soggetti inaffidabili o addirittura del tutto indegni. Ahimè! Questi comportamenti hanno fatto molto soffrire Sua Beatitudine, che reagiva a volte con sconcerto e rabbia, mista a grande delusione. 

Da giovane „incendiario”, poi „pompiere” Fino al 1989 Mons. Evloghios viveva praticamente isolato. E pensava che sarebbe rimasto così per il resto dei suoi giorni. La caduta del muro di Berlino gli ha cambiato la vita. Con la caduta del muro, lentamente sono affluiti in occidente immigrati di fede ortodossa (russi, romeni, ucraini, moldavi, ecc) che hanno cominciato a costituire parrocchie ortodosse in tutte le principali città d’Italia. Dove prima c’era il deserto, ora nasceva la vita. Io stesso negli anni ho visto il lazzaretto cominciare a riempirsi di fedeli. Non avrei mai pensato di assistere in vita mia a un simile spettacolo! Noi italiani pensavamo che il comunismo non sarebbe mai crollato e invece 

l’impossibile si stava avverando sotto i nostri occhi! 

Questo afflusso di fedeli ha fatto uscire Mons. Evloghios dopo tanti anni dall’isolamento. Abituato a vivere da solo, con pochissimi fedeli, passando per lo più il tempo a scrivere (e a stampare a proprie spese ) articoli di teologia, si è poi trovato velocemente con tanti fedeli da accudire. Questo suo nuovo ruolo di pastore lo ha fatto evolvere anche dal punto di vista squisitamente teologico. 

Se da giovane era affascinato da un certo rigorismo, il successivo contatto quotidiano con tanti fedeli (specialmente i giovani) lo ha condotto su posizioni più aperte. In particolar modo nei riguardi dei problemi dei fidanzati cristiani. Intendiamoci: Sua Beatitudine non è mai venuto meno alle leggi sacre (come per esempio quelle che regolano il digiuno), ma pensava che i canoni dovessero essere al servizio della chiesa (e non il contrario). 

Personalmente sono convinto (e nessuno riuscirà mai a farmi cambiare idea) che le lacrimazioni dell’icona della Madre di Dio al lazzaretto più di dieci anni fa (e i relativi fenomeni mistici che continuano tuttora) siano precisamente un’approvazione del Cielo alla prassi che Mons. Evloghios ha inaugurato verso i fidanzati. E sono anche convinto che questa prassi tra cento anni verrà fatta propria anche dalle grandi chiese ufficiali (quella cattolica e quelle ortodosse). Sua Beatitudine è stato un profeta. Non solo in campo liturgico, ma anche in altre cose! 

Un sogno premonitore 

L’anno scorso, circa tre mesi dopo la morte di Monsignore, ho fatto uno strano sogno. Ho sognato che dovevo andare improvvisamente a fare un viaggio in Russia (dove non sono mai stato). Preso da grande eccitazione, nel sogno gridavo: «Vado in Russia! Corro a dirlo a Evloghios! E’ incredibile, vado in Russia! Corro al lazzaretto devo dirlo assolutamente a Evloghios!!>>. Ma poi mi sono ricordato che Mons. Evloghios era morto e che quindi non potevo più andargli a dire nulla. Nel sogno sono scoppiato a piangere. Di colpo mi sono svegliato. E ho scoperto che stavo piangendo per davvero, nel mio letto al buio. Ho acceso la luce e sono andato in bagno a lavarmi gli occhi. Erano le tre di notte. Subito mi sono riaddormentato. 

Circa due mesi fa un caro amico mi ha telefonato per propormi di andare con lui in Russia questa estate. Ho detto subito di sì. 

Se Dio vuole quest’estate andrò in Russia. Sogno di visitare quella chiesa ortodossa russa di cui Mons. Evloghios negli anni 80 si dichiarava espressione e di vedere da vicino quella spiritualità che tanto mi ha affascinato quando ero un ragazzino di 13 

anni. Non vedo l’ora di andare a Mosca, finalmente liberata dal comunismo. Sogno di entrare nella cattedrale dell’Assunzione per fare la triplice prostrazione, accompagnata dall’invocazione <<Signore Gesù Cristo abbi pietà di me peccatore». Di andare là dove in un certo senso tutto è cominciato, sia per me che per Mons. Evloghios. Forse è proprio così che nella mia vita un cerchio si chiude. Ma tutto è cominciato a Milano più di 30 anni fa, nell’incontro tra un ragazzino italiano di 13 anni e un solitario vescovo ortodosso. Grazie Mons. Evloghios! 

Riccardo 

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