DIFFERENZE FRA ORTODOSSI E LATINI

Fonte: www.ortodossia.it

DIFFERENZE FRA ORTODOSSI E LATINI

La Chiesa unita si chiamava inizialmente Cattolica decidendo in seguito di affiancare anche il termine Ortodossa ( dal greco = giusta retta fede) chiamandosi Cattolica – Ortodossa per sottolineare la sua unicità e diversità dalle eresie dell’ epoca. Dopo lo scisma la chiesa latina ha preferito adottare il termine greco catholica piuttosto che quello latino universalis. Nel definirsi cattolici, la chiesa ortodossa usa il termine nella convinzione di essere la Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica, come professano i fedeli quando recitano il Credo.

II primato del papa

I passi piu indicativi delle Sacre Scritture con i quali i teologi latini sostengono il primato del Papa come successore dell’apostolo Pietro, sono i seguenti:Gesu si mise ad interrogare i suoi discepoli: “Chi dice la gente che sia il Figlio dell’uomo?”. Essi risposero: “Chi dice che sia Giovanni Battista, chi Elia, chi Geremia o uno dei profeti”. Dice loro: “Ma voi chi dite che io sia?” Prese la parola Simon Pietro e disse: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Rispose Gesu: “Beato sei tu Simone figlio di Giona, poiche ne la carne ne il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che e nei cieli. Io ti dico: Tu sei Pietro e su questa Pietra edifichero la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. Ti daro le chiavi del Regno dei cieli; tutto ciò che avrai legato sulla terra resterà legato nei cieli e tutto ciò che avrai sciolto sulla terra resterà sciolto nei cieli” (Mt 16,13-19).
Alla domanda del Signore: «Υμείς δε τίνα με λέγετε είναι»: “Ma voi chi dite che io sia?”, rivolta a tutti gli apostoli, Pietro rispose dando una confessione di fede da parte di tutti gli apostoli: «Σύ ει ο Χριστός, ο υιός του Θεoύ του ζώντος»:“ Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”.
E il Signore a quella confessione di fede risponde: «Καγώ δε σοι λέγω ότι σύ ει Πέτρος, και επί ταύτη τη πέτρα οικοδομήσω μου την εκκλησίαν». Cioè “Tu sei Pietro e su questa Pietra edificherò la mia Chiesa”.
Anche Agostino da la stessa interpretazione: «Il Signore disse: “Sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa”, perche Pietro disse: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”.

Gesù Cristo è la fede in lui Cristo, il Figlio del Dio vivente è la roccia.

L’Assunzione della Theotokos

Papa Pio XII il 1 Novembre 1950 emanando la Costituzione Apostolica Munificentissimus Deus, proclamava un nuovo dogma di fede: «L’Immacolata sempre Vergine Maria, Madre di Dio, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo» (DS 3903).
La Dormizione della Theotokos viene festeggiata dalla Chiesa fin dall’IV secolo. L’assenza di reliquie perché secondo la tradizione il corpo della Vergine Maria scomparì dal sepolcro dopo la Sua sepoltura, induce a pensare che tale festa e convinzione fosse in vigore fra i fedeli cristiani da epoca precedente, ciò nonostante il modo e la formulazione del dogma cattolico romano impediscono alla chiesa ortodossa di condividerlo.
La festività della Dormizione della Vergine intende l’assunzione corporale della Theotokos dopo la morte dato che, fu proprio la scomparsa del corpo della Theotokos dal sepolcro dopo la sua sepoltura a far nascere una tale venerazione. Il dogma cattolico romano, però, non parla della morte della Theotoco ma parla solo di Assunzione.
Un nutrito gruppo poi di teologi latini, chiamati «immortalisti», sostengono la immortalità della Vergine. Laurentin nel suo libro La Vergine Maria espone: Sembra che la tesi della morte di Maria sia tradizionale almeno dal IV secolo in poi. Ma ci si può chiedere: si tratta della Tradizione in senso stretto, oppure di una semplice tradizione umana, dato che la morte viene data come ovvia e scontata per tutti? Tanto più che a quei tempi non si era ancora scoperto che la Beata Vergine era esente dal peccato originale, di cui la morte è la conseguenza. Mettendo in dubbio la sua morte perché era esente dal peccato originale. La stessa tesi si rinscontra a: La mort et l’assomption de la Vierge Marie, di P. Martin Jugie.
Per la Chiesa ortodossa l’Assunzione della Theotokos al cielo, dopo la sua dormizione, fu il frutto per aver partorito il Salvatore.


Il Battesimo

In greco vaptìsis letteralmente significa immergere, e attraverso l’immersione nel Nome della Santissima Trinità, c’è la rinascita della persona alla vita nuova.
Il vangelo recita: In quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me? ”. Ma Gesù gli disse: “Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia”. Allora Giovanni acconsentì. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”. (Matt. 3 13, 17 )
Uno dei più antichi testi della cristianità, la Didaché, recita:
Riguardo al battesimo, battezzate così: avendo detto prima tutti questi precetti, battezzate nel nome del Padre, del Figlio e del Santo Spirito in acqua viva. Se non hai acqua viva, battezza in altra acqua; se non puoi nella fredda, battezza nella calda. Se poi ti mancano entrambe, versa sul capo tre volte l’acqua in nome del Padre, del Figlio e del Santo Spirito.
Il battesimo per aspersione è ammesso per necessità e non come regola. La vita di noi cristiani deve essere ad osservanza dei comandamenti e delle regole lasciateci dal Signore e dagli apostoli e questo vale anche per il battesimo.

Pane eucaristico e azzimi

Le scritture recitano:
Ora, mentre mangiavano, Gesù, preso il pane, e fatta la benedizione, lo ruppe, e lo diede ai discepoli, e disse: Prendete, mangiate; quest’è il mio corpo. (Matt. 26 26) Or erano perseveranti nella dottrina degli apostoli, e nella comunione, e nel rompere il pane, e nelle orazioni. (Atti 2: 42)
Il calice della benedizione, il qual noi benediciamo, non è egli la comunione del sangue di Cristo? il pane, che noi rompiamo, non è egli la comunione del corpo di Cristo? (1Corinzi 10:16)
La Chiesa ortodossa conserva l’uso di Cristo stesso che – nella mistica Cena- Gesù “prese il pane, lo spezzò…” àrton= pane e non l’azzimo.
L’usanza di impiegare pane azimo fu introdotta in epoca piuttosto tarda, IX secolo adottato da tutta la cristianità latina.
La Chiesa latina fa uso di pane azzimo permettendo però ai latini di rito orientale di usare pane lievitato.


L’adorazione eucaristica

Ora, mentre mangiavano, Gesù, preso il pane, e fatta la benedizione, lo ruppe, e lo diede ai discepoli, e disse: Prendete, mangiate; quest’è il mio corpo.
Poi, preso il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: Bevetene tutti, questo è il mio Sangue, del nuovo Testamento, che per voi e per molti è versato in remissione dei peccati.(Matt. 26 26, 28)
La Didachè, uno dei testi cristiani più antichi, dice sull’eucarestia:
Per l’eucaristia ringrazia così. Prima sul Calice: „Ti Ringrazio o Padre nostro, per la santa vita di David tuo servo che a noi rivelasti per mezzo di Gesù tuo figlio. A te gloria nei secoli”.
Per il pane spezzato: „Ti ringrazio o Padre nostro, per la vita e la conoscenza che a noi rivelasti per mezzo di Gesù tuo figlio. A te gloria nei secoli. Come questo pane spezzato era sparso sui colli e raccolto divenne una cosa sola, così la tua Chiesa si raccolga dai confini della terra nel tuo regno, poichè tua è la gloria e la potenza per Gesù Cristo nei secoli.”
Nessuno mangi ne beva della vostra eucaristia, tranne i battezzati nel nome del Signore. Per questo il Signore disse: non date le cose sante ai cani.
Dopo esservi saziati ringraziate così: „Ti rendiamo grazia o Padre santo … e che a noi donasti un cibo spirituale e una bevanda e una vita eterna per mezzo di tuo Figlio.
Giovanni Damasceno dice:
Il pane e il vino non sono una figura del corpo e del sangue di Cristo ma lo stesso corpo divinizzato dal Signore, poichè egli stesso ha detto: „Questo è il mio corpo”, e non „figura del corpo” e neanche „figura del sangue” ma „il sangue”; e prima di ciò ai giudei „Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo non avrete la vita eterna. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda”
Non appare mai la parola adorazione, né vi è descritta una simile pratica.


La Comunione

Comunicare al Corpo e al Sangue di Cristo significa anche confessare che nella Chiesa in cui ci si comunica esiste la pienezza della fede apostolica. Significa inoltre, di fatto, diventare membri di detta Chiesa a pieno titolo, abbracciandone le regole. Considerando ciò si può capire non solo l’assoluto divieto ai fedeli di comunicarsi presso ministri non ortodossi, ma anche divieto dei sacerdoti ortodossi a comunicare cristiani di altre comunioni.
La tradizione liturgica latina ha sottratto il calice al popolo dei fedeli dall’alto Medioevo fino al periodo seguente al Vaticano II. La Chiesa ortodossa ha sempre mantenuto, in fedeltà agli insegnamenti di Cristo e somministra la comunione sotto le due specie: Ora, mentre mangiavano, Gesù, preso il pane, e fatta la benedizione, lo ruppe, e lo diede ai discepoli, e disse: Prendete, mangiate; quest’è il mio corpo.
Poi, preso il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: Bevetene tutti, questo è il mio Sangue, del nuovo Testamento, che per voi e per molti è versato in remissione dei peccati.(Matt. 26 26, 28)
Si osserva ultimamente a un ritorno alla tradizione antica della Chiesa, da parte della chiesa cattolica Romana, rendendo facoltativa la somministrazione della comunione sotto le due specie

La Bibbia

Nell’Occidente medievale – che non capiva più il greco – si diffuse un nuovo testo della Sacra Scrittura. Non era il testo usato sin dai tempi di Cristo, da Cristo stesso e dagli Apostoli, ma una traduzione realizzata dal dotto Girolamo (347 \419). Girolamo aveva utilizzato testi che circolavano al suo tempo, ma senza sapere che erano stati confezionati solo nel 2°\3° secolo dopo Cristo, da giudei che volevano eliminare (o nascondere) i riferimenti a Cristo che si leggono sin dalle prime pagine della Bibbia. Il testo che oggi usa la chiesa romano catolica non segue più neppure la Vulgata (la versione di Girolamo), ma il Masoretico (chiamato anche il ‘Codice di Pietroburgo e risale al 1008 dopo Cristo).
I Santi Canoni Apostolici
I Santi Canoni Apostolici, sono norme e regole della Chiesa di Cristo formati dagli Apostoli, dai Santi Padri, e dai Concili ecumenici e sono applicati nella Chiesa ortodossa dall’autorità del vescovo, che ha la facoltà di interpretarli secondo una posizione severa – akrivìa- oppure misericordiosa – economia – a seconda dei casi. In ogni modo la severità è la norma.
La Chiesa ortodossa considera i Canoni Apostolici come leggi e mezzi, ispirati dallo Spirito Santo, per formare il fedele attraverso l’obbedienza. Sono addestramento alla virtù, e fonte di santità, scala per l’ascesi del cristiano e non possono essere sottovalutati, eliminati o adattati secondo le necessita dei tempi come si è permesso di fare la chiesa di Roma in diverse occasioni.


Il celibato del clero


Fin dai tempi apostolici, la Chiesa ha chiamato al servizio sacerdotale, oltre ai celibi, anche gli uomini sposati. Nei Concili di Ancira (314), Nicea (325), Gangra (c. 350) e nel Concilio Trullano del 692, fu rispettata questa tradizione, con la limitazione di scegliere i vescovi tra gli uomini che avessero pronunciato i voti monastici. Non era invece ammesso un matrimonio dopo l’ordinazione, e se un membro del clero rimasto vedovo desiderava risposarsi, doveva accettare la riduzione allo stato laicale.
La Chiesa ortodossa segue tuttora questa tradizione, senza alcuna modifica.
La chiesa latina con il Concilio di Elvira, in Spagna (306), proibì a preti e diaconi di vivere con le proprie mogli dopo l’ordinazione. Nonostante questa riforma fosse stata condannata dal Concilio Trullano, il celibato è stato istituito „ufficialmente” dal Concilio di Trento del 1545 ed incluso formalmente nel Diritto Canonico solo nel 1917. Questa rigidezza valida per tutti i sacerdoti latini non trova la sua validità fra i uniati dove la chiesa di Roma ha permesso al clero uniata di contrae matrimonio.


Il digiuno quaresimale e il digiuno eucaristico

La chiesa ortodossa mantiene il digiuno secondo l’antica tradizione di non cibarsi nei periodi di digiuno oltre che della carne, anche di pesce, uova, latte e latticini, vino e olio e per chi desidera accostarsi alla comunione nulla può essere mangiato o bevuto dal momento della mezzanotte fino al momento dell’eucaristia.
Per la chiesa ortodossa, a differenza dei latini, rimane in vigore anche il divieto di consumare sangue, in conformità con il precetto del Concilio apostolico di Gerusalemme: Per questo io ritengo che non si debba importunare quelli che si convertono a Dio tra i pagani, ma solo si ordini loro di astenersi dalle sozzure degli idoli, dall’impudicizia, dagli animali soffocati e dal sangue.(At 15 19, 20)
Per l’Ortodossia attraverso il digiuno la persona viene fortificata ritenendolo fondamentale per l’ascesa spirituale dell’uomo.
Infatti è scritto: Questa razza di demoni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno.(Matt. 17 21)
Nella Chiesa latina si è visto un progressivo indebolimento della pratica del digiuno anche nel prepararsi per ricevere la santa Comunione. Il digiuno eucaristico si è ridotto così a una sola ora di astinenza dai cibi e bevande, eccettuata l’acqua.

Il Filioque

La Chiesa ortodossa professa il Credo promulgato dal Primo Concilio di Costantinopoli (381), e solennemente ratificato dal Concilio di Efeso (431), che vietò, canone 7, di modificarne il testo.
Il primo che trasformò il filioque in tema di contesa fu Carlo Magno che uso il filioque per accusare l’oriente di eresia. Roma tuttavia continuò a usare la Professione di Fede nella sua forma originaria essendo contraria a questa innovazione nel Credo, ancora nell’anno 808, Papa Leone III, in risposta alle pressioni per la modifica del Credo da parte di Carlo Magno, faceva affiggere in San Pietro due tavole di argento con il testo originale del simbolo di Fede. Il riconoscimento ufficiale del Filioque avene nel 1014, quando il papa Benedetto VIII incoronando l’imperatore Enrico II professò il Filioque nella lettera di intronizzazione e sanzionò l’uso del Credo con la sua aggiunta per tutti i cristiani d’Occidente.
La definitiva introduzione del filioque da parte della Chiesa latina, su pressione dei Franchi, fu uno dei motivi che portarono allo scisma del 1054.
L’Ortodossia respinse e respinge questa aggiunta alla Professione di Fede per due motivi: in primo luogo la Professione di Fede promulgata dal Primo Concilio ecumenico appartiene a tutta la chiesa e non può subire trasformazioni da una sola parte. L’occidente modificò il Credo senza riunire un Concilio ecumenico rendendosi colpevole di un peccato nei confronti dell’unità della Chiesa. In secondo luogo la chiesa ortodossa crede che l’aggiunta del Filioque sia un errore dogmatico ritenendo eresia l’idea che lo Spirito Santo oltre che dal Padre procede anche dal Figlio. Bisogna notare che il filioque è per gli ortodossi un punto di differenza essenziale, mentre non lo è per i latini. Il filioque compare nel Credo delle chiese cattoliche di rito latino, ma non in quelle cattoliche di rito orientale.

Icone e statue


Dopo essersi separati dalla Chiesa ortodossa, i latini cominciano a decorare l’esterno degli edifici di culto con bassorilievi e statue (vedi le chiese gotiche). Il gusto dell’arte rinascimentale e barocca, impone poi la moda delle statue anche all’interno di chiese e case. La moda è favorita, nel 16° secolo, dalle prime scoperte archeologiche: Michelangelo, per raffigurare Cristo Giudice sull’altare della Cappella Sistina, copia una statua classica del dio Apollo (l’Apollo del Belvedere). La diffusione delle statue tra i latini è favorita anche dall’abbandono dell’arte sacra che diventa “arte religiosa” (Giotto) e poi “arte a soggetto religioso” per annullarsi, infine, in arte astratta dalla realtà.
Nelle chiese ortodosse si trova di norma una grande abbondanza di icone su tavole, affreschi, mosaici, intarsi, ricami, ma non vi sono statue o immagini scolpite a tutto tondo per timore di una identificazione con il culto pagano.
In questo ambito ebbe anche un certo peso la fedeltà al testo dei dieci comandamenti così come fu tramandato dai Padri della Chiesa, e come è ancora in uso nella Chiesa ortodossa: „non ti costruirai idoli, né alcuna scultura di ciò che è in alto nel cielo, o che è sulla terra…”

Il Potere del Papa e l’Infallibilità

Nel Medioevo la Curia pontificia diffonde un documento, datato 30 marzo 315, oggi riconosciuto unanimemente come falso, la Donatio Costantini: la „donazione di Costantino”. Si sarebbe trattato di un legato o donazione da parte del primo cristiano imperatore a papa Silvestro il quale recitava: In considerazione del fatto che il nostro potere imperiale è terreno, noi decretiamo che si debba venerare ed onorare la nostra santissima Chiesa Romana e che il Sacro Vescovado del santo Pietro debba essere gloriosamente esaltato sopra il nostro Impero e trono terreno. Il vescovo di Roma deve regnare sopra le quattro principali sedi, Antiochia, Alessandria, Costantinopoli e Gerusalemme, e sopra tutte le chiese di Dio nel mondo….
In virtù a questo falso nasce lo Stato Pontificio.
Nel primo millennio di chiesa unita solo i Concilii esprimono gli indirizzi e le decisioni della Chiesa.
In tempi più recenti, il papa Pio IX proclama come dogma il proprio Primato su tutte le Chiese del mondo e la propria Infallibilità. Tale dogma ha come principio che il Papa non sbaglia mai, per il fatto stesso che è Papa.
Lo stesso Papa dichiara, con valore retroattivo, che il Papa è infallibile.
Un dogma senza fondamento sulle Sacre Scritture e sconosciuto dalla tradizione, anzi smentito dalla storia: papa Liberio (352\5) scomunicò sant’Atanasio il Grande, rinnegando il I Concilio Ecumenico; Zosimo (417\8) fu costretto a scrivere una Lettera Tractoria, per ritrattare, smentire se stesso; Vigilio, eletto papa (536) da una fazione dissidente dal legittimo papa Silverio, per circa venti anni aderì a tutto e al contrario di tutto, firmando alternativamente dichiarazioni ortodosse e dichiarazioni eretiche, a secondo della convenienza politica del momento; Onorio (625\38) fu solennemente scomunicato come eretico dal 6° Concilio Ecumenico (un tempo tutti i papi, al momento dell’elezione, rinnovavano la condanna del loro predecessore); nell’896 un Concilio presieduto da papa Stefano VI condannò come illegale il pontificato di papa Formoso (891\6): il cadavere di questi fu esumato e buttato nel Tevere… Senza ignorare che sino al 1451 i latini spesso si sono trovati ad avere contemporaneamente due, anche tre papi diversi, che si scomunicavano tra loro (perciò fu necessario inventare la distinzione tra papi e antipapi), trascinando in guerre sanguinose l’intera Europa Occidentale.

 

Peccato e caduta dell’uomo

Il pensiero di Agostino sul peccato come eredità di natura ha esercitato una straordinaria influenza sulla teologia latina. Secondo il pensiero dei padri della chiesa unita, invece, solo l’intelletto libero e personale può commettere peccato, che non è mai un atto di natura. La caduta di Adamo ha come conseguenza la morte, il dolore, la debolezza del uomo alle passioni ma non il peccato.
Questo portò la teologia latina a proclami e dogmi come il destino dei bambini non battezzati e al tema dell’Immacolata concezione.

L’Immacolata Concezione

Papa Gregorio il Grande disse:” Cristo solo fu concepito senza peccato „.
Innocenzo III affermò che veniva santificata la „natività” di Maria e non la sua „concezione”, dichiarandosi così contrario alla teoria teologica di „immacolata concezione”.
Papa Pio IX il 1854, con l’enciclica Ineffabilis Deus, proclamò il nuovo dogma di fede cattolica Romana: „La beatissima Vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, per grazia speciale di Dio onnipotente e per uno speciale privilegio, per anticipazione dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, fu preservata immune da ogni macchia della colpa originale”, che per l’Ortodossia è privo del fondamento di una vera e propria colpa ereditaria da cui Maria sarebbe stata preservata.
Il primo a esporne una tale teoria fu al nono secolo Pascasio Radberto, abate di Corvey, dichiarando che la Santa Vergine fosse stata concepita senza peccato originale, cercando di non associare Maria alla visione agostiniana del peccato originale. Prima di Pascasio Radberto, nessun teologo latino aveva mai sostenuto che Maria fosse santa fin dalla concezione. Bernardo di Chiaravalle, Alberto Magno, Tommaso d’Aquino, e la scuola domenicana contrastarono la dottrina dell’Immacolata concezione teorizzata da Pascasio Radberto, mentre Duns Scoto e la scuola francescana la sostennero. Il nuovo dogma del 1854 segnò un nuovo distacco del Cattolicesimo latino dalla tradizione ortodossa. Con la proclamazione di questo dogma per la prima volta nasce l’autorità al Papa di Roma di definire dogmi di fede non per l’autorità di un Concilio Ecumenico, né per suo incarico, ma ex sese.

 

„Per molti”, o „per tutti”


Nella versione vernacolare del Novus Ordo Missae della chiesa latina, in numerose lingue, il termine „multis” delle parole di istituzione eucaristica („questo è il mio Sangue, che per voi e per molti si versa in remissione dei peccati”), è stato tradotto con „tutti”.


Purgatorio e indulgenze

La chiesa ortodossa in accordo con gli insegnamenti dei Padri della Chiesa insegna che esiste uno stato intermedio dopo la morte, di beatitudine per i giusti e di tormento per i peccatori; uno stato ancora privo di un carattere definitivo in attesa del Giudizio Finale. Per coloro che sono deceduti senza poter confessare piccole colpe, oppure non hanno agito di conseguenza per le colpe confessati, si parla della purificazione di questi peccati o nella prova della morte, o attraverso l’intercessione della Chiesa. Questa intercessione è in grado anche di dare una certa misura di sollievo ai tormenti dei peccatori destinati al castigo eterno, come testimoniano numerosi Padri e le preghiere della Chiesa per i defunti. Ogni perdono di peccati dopo la morte viene unicamente attraverso la misericordia di Dio, con l’apporto delle preghiere degli uomini.
La Chiesa latina era giunta, al tempo del concilio di Lione, a considerare lo stato intermedio dei defunti prima del Giudizio Finale come definitivo. L’inutilità di pregare per i beati già perfetti, o per i dannati senza speranza, giunse a fare ipotizzare un terzo stadio di sofferenza limitata nel tempo e purificatrice, dove anche i peccati già perdonati devono ricevere soddisfazione: il purgatorio. La tradizione ortodossa vede questa dottrina come qualcosa di fondamentalmente lontano alla fede apostolica, aggravata dall’assenza di riferimenti espressi nelle Sacre scritture.
Il Purgatorio nasce dalla concezione di una punizione ecclesiastica che deve necessariamente corrispondere ad ogni peccato, in questa vita o nella prossima, e dalla nozione giuridica di opere in eccesso rispetto al necessario per la salvezza. Una dottrina sviluppatasi nella scolastica del XIII secolo e confermata da Papa Clemente VI nel 1343. Questa dottrina per l’Ortodossia, non solo non è scritturale, ma addirittura in chiaro contrasto con le parole di Cristo (i servi inutili di Lc 17,10 non sembrano depositari di meriti eccedenti). L’ideale di perfezione cristiana è per la chiesa ortodossa è così elevato, che la sua stessa irraggiungibilità esclude che si possa superarne la misura.
L’Ortodossia mantiene serie riserve sul contorno legalistico che il Cattolicesimo romano ha costruito attorno al Purgatorio, così come sulla pratica delle indulgenze, ossia il trasferimento dei meriti smisurati di Cristo e dei Santi per colmare i debiti dei peccatori, che ne è il logico coronamento.
Il Divorzio e il secondo matrimonio

La Chiesa ortodossa come azione di economia e di misericordia, in considerazione che Cristo stesso permise un’eccezione: Ora io vi dico che chiunque manda via la sua moglie, salvo ché per motivo di fornicazione.. (Mt. 19,9), tollera e permette le seconde nozze di persone il cui vincolo matrimoniale sia stato sciolto dalla Chiesa senza rendere nullo il primo patrimonio. La possibilità di avere accesso alle seconde nozze in casi di scioglimento del matrimonio è concessa solo al coniuge innocente.
A differenza del primo matrimonio le nozze successive sono celebrate con un rito proprio, di contrizione, che contiene una preghiera di assoluzione.
La chiesa latina prevede lo scioglimento del matrimonio attraverso la sacra rotta e il permesso di risposarsi come se il matrimonio non fosse mai celebrato.

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