IL MOVIMENTO ECUMENICO E L’ORTODOSSIA

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23 agosto 1948: nasce il Concilio Mondiale delle Chiese. Da quel giorno, Nulla per i cristiani è stato lo stesso. Tramite il CMC, le varie confessioni cristiane hanno intrapreso un nuovo modo di intendere le relazioni ecclesiastiche e l’esistenza stessa della Chiesa. Questo articolo intende affrontare il delicatissimo tema del Movimento Ecumenico, noto anche come Ecumenismo, per rendere più chiara la realtà dei fatti, giacché molti non sanno realmente di cosa si parla.

L’Ecumenismo è un movimento sorto nel XX secolo in ambito protestante al fine di unificare e solidificare le miriadi di sette e congregazioni nate nell’area americana e britannica, al quale, nella metà del secolo scorso, si sono unite le altre grandi confessioni, ovvero gli Anglicani, i Cattolici e gli Ortodossi. Sebbene l’idea di principio, ovvero ricomporre gli scismi, sia lodevole, la pratica è banalmente inefficace e i risultati sono davvero pessimi, giacché molti ortodossi (i più deboli da questo punto di vista) vedono nel progressista Occidente un modello, piuttosto che quello che è realmente, ovvero una realtà spirituale allontanatasi dalla Fede originale degli Apostoli e dei loro successori. Perché ho osato dire che il movimento ecumenico, così come è strutturato oggi, è pessimo?  

La Chiesa si è data quattro attributi al Concilio di Nicea (325 d.C.), ossia i fedeli conoscono e credono in << Una, Santa, Cattolica (universale) e Apostolica Chiesa[1]>>. Questa verità di fede è sostanziale.

Una, in quanto tutti i fedeli, il clero, i pastori e perfino i defunti e gli angeli sono uniti dalla pietra della Fede nella ferma convinzione dei suoi dogmi, statuti, e canoni, nel vissuto sacramentale fisico e metafisico e dall’influenza delle energie create e increate di Dio. A cagione di questo chiamiamo la Chiesa Una e Cattolica, cioè Universale, perché i credenti di tutti i tempi e di tutti i luoghi sono resi una singolarità nell’esperienza di Cristo: la sostanza della Fede rende i cristiani un’unità spirituale nell’Universalità del suo messaggio. Perché la Chiesa è dunque universale, se è una? Il Cristo disse: << andate e ammaestrate tutte le genti >> (Mt. 28,19) e da sempre la Chiesa si è arricchita delle usanze popolari dei luoghi da lei cristianizzati, acculturando e inculturandosi proseguendo nel tempo. La Chiesa è Universale perché il suo messaggio non cambia mai, non può cambiare giacché l’essenza della Chiesa è immutabile e immutabile è l’azione dello Spirito Santo in quanti rettamente credono nell’Unigenito, nel suo Padre coeterno e nello Spirito Santo. La Chiesa è Universale nonostante la diversità di lingue, genti e amministrazioni che la compongono. L’unità e unicità della Chiesa non è lesa dal suo dividersi in Chiese Locali, componenti armoniose dell’unico vero Corpo mistico, ma anzi ne è come arricchita dell’esperienza umana. La Chiesa è anche Santa, perché composta dai fedeli che, passati alla vita eterna, hanno dimostrato di essersi cristificati e hanno raggiunto la pace sovratemporale, vivendo sulla terra come esempi rifulgenti della pienezza cristiana, e in Cielo si occupano di magnificare continuamente il Creatore e di intercedere per noi presso il Suo trono. La Chiesa è Santa perché è santificata continuamente dallo Spirito Santo, ed è fonte a sua volta di santificazioni mediante i Sacramenti dispensati dai suoi ministri. La Chiesa è infine Apostolica perché basata sulla testimonianza diretta, sull’insegnamento e sul deposito spirituale dei discepoli di Cristo nostro Signore, i Dodici Apostoli, i quali hanno consegnato ai loro figli spirituali la potestà di sciogliere e legare, per mezzo dello Spirito Santo che fu loro trasmesso a Pentecoste.

Dice san Giustino Popovic nella sua Dogmatica Ortodossa[2]

L’autocoscienza della Chiesa fondamentalmente è sempre cattolica – universale – poiché sempre è divino-umana. Il Dio-Uomo Gesù Cristo è la sostanza e la garanzia dell’unità e dell’unicità dell’autocoscienza della Chiesa, poiché egli è l‟Unico Capo della Chiesa. Tutto nella Chiesa è cattolico (universale): lo spirito, il cuore, la coscienza, la volontà, la vita e la preghiera, ogni sacramento ed ogni virtù santa.

Si capisce bene che, chi è manchevole della congruenza con i dettami del Concilio di Nicea (ovvero essere parte dell’Una, Santa, Universale Apostolica Chiesa) non è della Chiesa. E i cristiani, anche se accumunati dal nome, spesso non condividono la medesima fede, e quindi il corpo di Cristo sarebbe “diviso”: come può essere Dio diviso in sé stesso? Ci ammonì lo stesso Cristo [cfr. Vangelo di Marco, cap. 3] circa l’impossibilità di questo. Banalmente, vi sono detti cristiani che non credono all’Eucarestia, mentre altri sì. Che razza di comunione può esserci fra di loro? Solamente un artifizio umano, non certo una reale unione di amore e di intento.

L’Ortodossia si identifica nella celebre frase di san Vincenzo di Lerino[3]:

La Vera Fede è ciò che è stato creduto sempre, in ogni luogo, e da tutti.

Gli ortodossi credono questo: non esistono altre chiese, esiste la Chiesa, che è quella Ortodossa. E gli altri?

Riguardo ai credenti di altre confessioni cristiane, c’è da dire che la Chiesa Ortodossa non ha ancora ben chiaro il confine della loro appartenenza o meno al Corpo di Cristo. Alcuni teologi contemporanei come san Iustin Popovic o san Nikolaj Velimirovic hanno sempre guardato con sospetto e ostilità ai cristiani di altre confessioni, che per rispetto umano chiamiamo “chiese”, sebbene l’unica Chiesa sia quella Ortodossa. Altri intellettuali ortodossi invece ritengono le eresie e gli errori come contingenze storiche, superabili umanamente e già superate ampiamente dallo Spirito Santo. L’opinione teologica comune, tuttavia, è quella di ritenere i sacramenti delle altre chiese quali << incompleti >> e quindi riconoscerli “in potenza”: per questo molti ricevono nell’Ortodossia i cattolici romani semplicemente con l’abiura del cattolicesimo, o tramite l’unzione col Crisma. La posizione dei Santi Padri è sempre stata molto dura: Ireneo di Lione, Ilario di Poitiers, Basilio Magno, Marco d’Efeso e molti altri hanno sempre parlato di manchevolezza sostanziale di chi vive in stato di eresia, quindi dell’inesistenza dei “sacramenti” degli eretici. Ma chi sono gli eretici? Gli eretici sono coloro che hanno esagerato, incompreso, traviato o mutato un aspetto della teologia ortodossa, sviando così dal deposito della Fede e rigettando gli insegnamenti del Vangelo, della Bibbia, della Tradizione e dei Santi Padri.

E se è vero che ci è stato comandato da Cristo di portare il Vangelo e la testimonianza della Fede a tutte le genti, alcuni potrebbero obiettare che l’Ecumenismo è un ottimo strumento per mostrare l’ortodossia di vita. Eppure, se è vero che l’esempio conduce l’uomo a imitare, è anche vero che finora ha dato risultati molto scarsi: o siamo noi incapaci, oppure lo è lo strumento.

L’ecumenismo come è visto oggi è piuttosto un evitare le differenze per concentrarci sulle “cose che uniscono”. E’ una frase che abbiamo sentito molte volte. Ma in coscienza, come possiamo far finta che sono proprio le differenze a dividerci? Sarebbe forse meglio dedicarsi allo studio e all’analisi delle differenze, e l’Ecumenismo approderebbe ad un nuovo nodo da sciogliere: quale fra gli schieramenti abbandonerà la propria posizione e abbraccerà quella che gli altri ritengono corretta? si vede già bene la fallacia dell’Ecumenismo come sistema intrinseco, ontologicamente invalido su un piano dell’unità reale: non si può abbandonare le proprie convinzioni senza tradirsi. Ed è logico che solo una posizione è quella “vera”, le altre sono, come dicevamo, imperfette o erronee, e il dibattito, quando ha toccato queste vette, si è sempre arenato. Perché pare che l’obiettivo dell’Ecumenismo non sia davvero il superamento delle differenze, quanto l’appiattimento su ciò che unisce, per la verità molto poco. L’unico modo per l’Ecumenismo di essere vero, e non un mero sofismo privo di vita, sarebbe quello di affrontare le questioni dottrinali.

Un altro punto della pratica ecumenista odierna, e che mette l’ortodosso in forte contraddizione con sé stesso, è rappresentato dalla concelebrazione con cristiani non ortodossi, che, ricordiamolo, è proibita dai Canoni, ovvero dalla legge ecclesiastica. Le pene sono ancora più gravi nel caso che la concelebrazione sia con religioni non cristiane.

In particolare, dai Canoni Apostolici (II secolo),

fondamento del Diritto Canonico Ortodosso:

Canone X

Se qualcuno prega con un eretico, anche privatamente, sia esso stesso scomunicato.

Canone XI

Un chierico che si unisce in preghiera ad un chierico deposto, sia scomunicato egli stesso.

E ancora, dalla stessa raccolta:

Canone LXX

Se uno qualsiasi fra i chierici prende parte alle festività dei giudei, o riceve da essi segni augurali durante le loro feste, come ad esempio il pane azzimo, o cose simili, sia deposto. Se è un laico, sia scomunicato.

Canone LXXI

Se un cristiano conduce l’olio al tempio pagano o alla sinagoga dei giudei durante una festa (pagana o ebraica), o accende là delle lampade, sia scomunicato.

Si deduce che un ortodosso vero e attento ai dettami della propria Chiesa, mai si lascerebbe portare ad una celebrazione degli eterodossi. Tuttavia, possiamo capire una partecipazione inattiva, una “visione”, in spirito di fratellanza universale, qualora incombano gravi e speciali circostanze, ad esempio il matrimonio di un amico, o il funerale di un conoscente di altra religione. Ma mai, in nessun caso, è permesso agli ortodossi di accedere ai riti delle altre confessioni cristiane, pena la scomunica.

Si deduce che l’Ortodossia, rispetto alle sue posizioni ufficiali, si sia molto ammorbidita verso gli eterodossi e verso il Movimento Ecumenico, permettendo molte manifestazioni di amicizia e di presenza ai riti altrui per i propri chierici, cosa che va esplicitamente contro le regole etiche dell’Ortodossia. Ci auguriamo che questi segnali siano solo temporanei.

Per tutte queste ragioni, il movimento ecumenico così come è oggi strutturato è totalmente fuorviante e per gli ortodossi perfino pericoloso, giacché li mette nella posizione di apertura verso derive di vario genere e a pratiche anti-spirituali che diventano anche materia di morale, di etica e di dottrina: la confusione generata dal movimento ecumenico è tale che molti ortodossi “assumono” poi la fede degli altri, o meglio alcuni tratti, perdendo la propria identità spirituale.

Gli ortodossi devono affrontare le relazioni con le altre confessioni cristiane nel pieno rispetto della nostra Tradizione e con la santa moderazione (senza odio o settarismo) ma anche con il santo zelo (amore per la verità) che insegnano i santi Padri: rimanere fedeli a ciò che è stato creduto sempre, in ogni luogo, e da tutti, ovvero all’Ortodossia, e testimoniare la grazia di Dio e i grandi tesori della nostra Fede, con amore e rispetto, ma senza cedere alle lusinghe del mondo decaduto.

[1] Εἰς μίαν, Ἁγίαν, Καθολικὴν καὶ Ἀποστολικὴν Ἐκκλησίαν in greco, Et unam, sanctam, catholicam et apostolicam Ecclesiam in latino.

[2] San Giustino Popovic, Dogmatica della Chiesa ortodossa, volume III, Beograd 1973, pp. 227 ss.

[3] San Vincenzo da Lerino, Commonitorio, 23,16

Mediolanum 18 novembre 2017

Rimaniamo saldi nel Ortodossia ,

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