LA MIA CONVERSIONE ALL’ORTODOSSIA

calugar 2 Sono molto felice d’essere qui ma, sfortunatamente, non parlo bene il greco. Penso quindi sia meglio che la sorella Ypandia traduca il mio intervento dal francese. Inizialmente vorrei dirvi, con qualche discorso, come Dio mi ha condotto verso l’Ortodossia. Durante gli anni della mia formazione sia scolastica sia spirituale e religiosa, in Francia nella Chiesa cattolica esisteva un movimento di rinnovamento spirituale e intellettuale essenzialmente fondato sullo studio dei santi Padri della Chiesa. Uomini che erano spesso universitari o preti istruiti e con una fede profonda, come poteva aversi nella Chiesa cattolica, pensavano che il Cristianesimo in Occidente era divenuto qualcosa di troppo misero, chiuso, freddo, separato dalla vita e pensavano che nella dottrina e nell’insegnamento dei Padri della Chiesa si poteva trovare un Cristianesimo autentico, giovane, pieno di gioia e di freschezza. Sia nella mia famiglia che nella scuola da me frequentata, era seguita questa corrente di rinnovamento. È così che, assai giovane, quando avevo quattordici o quindici anni, ho avuto un’iniziale conoscenza di quello che potevano essere i Padri della Chiesa. In quell’epoca non pensavo di divenire monaco. Intravvedevo di sposarmi e lavorare nel mondo. Tra i quindici e i sedici anni conobbi dei monaci, frequentando dei monasteri, e incontrai un padre spirituale, Igumeno* di un grande monastero. Egli mi disse che potevo divenire monaco ed è in questa direzione che trovai la mia strada. Sono allora entrato in un monastero cattolico nel quale si seguiva una regola antica, scritta prima della separazione tra la Chiesa latina e l’Ortodossia da san Benedetto, definito il “padre dei monaci d’Occidente”. Il padre spirituale del monastero spiegava ai giovani monaci che nei Padri della Chiesa e nei Padri del deserto dei primi secoli, si trovano le sorgenti della nostra regola monastica e, allo stesso tempo, si poteva comprendere la nostra regola monastica. In questo contesto cattolico ci s’interessava all’Ortodossia ma in una prospettiva che, in seguito, capii essere inesatta: generalmente si pensava che l’Ortodossia fosse la forma orientale del Cristianesimo e che il Cattolicesimo fosse la forma occidentale. Quindi il Cattolicesimo poteva rinnovarsi e trovare una nuova gioventù ispirandosi all’Ortodossia ma conservando la sua linea tradizionale. In fondo, si pensava con una formula utilizzata in tutti quegli anni, che l’Ortodossia e il Cattolicesimo erano due forme, due maniere d’esistere d’una stessa Chiesa, erano due rami d’uno stesso albero. Pian piano, tuttavia, studiando i Padri, entrando pienamente in questo movimento di rinnovamento che partiva dalle fonti patristiche, sono arrivato alla convinzione che il Cattolicesimo in quanto tale è profondamente differente dall’Ortodossia. Le differenze non sono semplicemente superficiali, provenienti da culture differenti. Esistono delle autentiche differenze dottrinali. Mi ci è voluto del tempo per scoprirlo pienamente ma, ad un certo punto, io stesso e diversi compagni che mi avevano seguito in questo cammino pensammo non fosse più possibile restare nella Chiesa cattolica. Non era sufficiente migliorare il Cattolicesimo ispirandosi all’Ortodossia; era necessario chiedere d’essere ricevuti nella Chiesa ortodossa. In quel tempo vivevamo in un piccolo monastero fondato con l’accordo dei nostri superiori cattolici, un piccolo monastero che avevamo costruito noi stessi con le nostre mani nei pressi di una foresta. I monaci abitavano in piccole capanne di legno costruite nella foresta. Lì vivevamo la nostra vita monastica pregando e leggendo i Padri. Ogni tanto lasciavamo il monastero per fare dei viaggi in Grecia, in Romania per conoscere meglio l’Ortodossia e il monachesimo ortodosso. Non sapevamo ancora quale cammino seguire per entrare nell’Ortodossia. Un giorno con i miei compagni ci trovavamo ad Atene, in una libreria in cui cercavamo dei libri ortodossi. Lì incontrammo un prete italiano ortodosso. Gli comunicammo il nostro problema. Egli ci disse: “C’è un uomo che qui in Grecia vi può comprendere: l’Archimandrita Aemilianos,igumeno di Simonos Petra nel Monte Athos”. Siamo dunque andati nel Monte Athos, abbiamo incontrato il geronda Aemilianos, abbiamo pure incontrato altri geronda*, ad esempio il geronda Paisios, il geronda Efrem di Katounakia. Tutti ci hanno consigliato di diventare ortodossi nella Santa Montagna, di chiedere l’ingresso nella Chiesa e, allo stesso tempo, di divenire monaci nel Monte Athos. È così che divenimmo monaci di Simonos Petra. Dopo due anni nel monastero [atonita], il nostro igumeno ci ha consigliato di rientrare in Francia per creare due metochia* di Simons Petra in Francia. È quanto abbiamo fatto. Questo è stato all’origine del monastero di sant’Antonio il Grande, monastero maschile, e del monastero della Protezione della Madre di Dio, il corrispondente monastero femminile. Le cose si evolsero in tal maniera che uno dei membri del nostro gruppo fondò un terzo metochion femminile di Simonos Petra nella Francia occidentale: il monastero della Trasfigurazione. Perché dei monasteri in Francia? Era certo molto più facile condurre la vita ortodossa nel Monte Athos. Evidentemente ci sarebbero stati problemi di lingua, di adattamento ma con il tempo sarebbero stati superati. Il geronda Aemilianos era molto cosciente del fatto che stava per nascere la Chiesa ortodossa in Francia. La Francia non era più ortodossa dalla separazione con l’Ortodossia nell’XI secolo ma gruppi consistenti di ortodossi si erano stabiliti in Francia, a causa dell’emigrazione russa dopo la rivoluzione sovietica e dell’emigrazione greca dopo la catastrofe dell’Asia minore. Quindi, pressappoco dal 1920, l’Ortodossia riapparse in Francia, composta soprattutto da gruppi di stranieri. Molto presto, verso il 1926 o il 1930, dei francesi, pure dei preti cattolici, cominciarono a convertirsi all’Ortodossia. Erano soprattutto persone che avevano partecipato al movimento del ritorno ai padri della Chiesa di cui vi ho parlato all’inizio. Attorno al 1975, epoca in cui siamo divenuti ortodossi, nonostante il tempo trascorso, nonostante un numero relativamente importante di francesi divenuti ortodossi, l’Ortodossia rimaneva ancora esclusivamente legata a questo contesto di emigrazione. Il geronda Aemilianos era convinto che dei monasteri sarebbero stati un fermento per una ortodossia veramente francese. In quell’epoca in Francia era apparso qualche monastero prima delle nostre fondazioni. Due di questi monasteri erano russi. Erano monasteri di monache. Gli altri erano fondati da francesi. Noi ci siamo inseriti in questo movimento di fondazioni monastiche ortodosse in Francia. Ora sono pressappoco vent’anni che il nostro monastero di sant’Antonio il Grande è stato fondato e questo ci ha permesso di verificare l’esattezza della visione del nostro padre igumeno. Penso che l’esistenza di monasteri, particolarmente di tradizione atonita, caratteristica del nostro metochio atonita, sono molto utili per la Chiesa in Francia. I nostri monasteri sono divenuti luogo d’incontro e di raccolta in cui ortodossi di diverse origini, possono ritrovarsi, conoscersi e prendere coscienza che sono tutti membri di un unico Corpo di Cristo superando qualsiasi nazionalismo. D’altronde, da una trentina di anni in Francia, si è sviluppato una specie di movimento spirituale, o almeno un movimento di ricerca spirituale. I suoi aderenti si sono staccati dal Cattolicesimo, nel quale hanno pensato di non trovare sufficiente nutrimento spirituale, preferendo rivolgersi all’induismo o al buddismo. Per tali persone i monasteri ortodossi con una ricca tradizione spirituale, in cui si può prendere conoscenza dell’insegnamento dei padri spirituali, di tutti i geronda apparsi nel Monte Athos e in Grecia in questi ultimi trenta o quarant’anni, sono stati una scoperta. Questo ha permesso a tali persone allontanate dal Cristianesimo, di ritrovare una forma di vita cristiana, una fede cristiana, che ha tutta la ricchezza, tutta la pienezza dell’Ortodossia. Qualche volta dico che i monaci ortodossi in Francia hanno un ruolo di missionari tra i buddisti! Ecco, dunque, riassunto brevemente quanto stiamo cercando di fare in Francia. Per questo è necessario seguire una linea rigorosa con il Monte Athos. Però non solo con il Monte Athos ma con la Grecia e Cipro. Infatti il monachesimo non si può separare dal popolo ortodosso. Il monachesimo è come una pianta che deve immergere le sue radici nel popolo ortodosso! In Francia il popolo ortodosso è ancora piccolo per conoscere molte cose e, dunque, è presso voi [greci] che cerchiamo questo radicamento, questa tradizione e questo sostegno fraterno. Penso che, ora, la cosa migliore sia che facciate delle domande che mi permetteranno di precisare questo o quel punto di quanto stavo cercando di dirvi.   Qual’è stata la reazione del Vaticano alla vostra decisione?   Quando siamo divenuti ortodossi la reazione dello stesso Vaticano e degli uffici legati ad esso è stata assai ostile. Da allora in quella direzione abbiamo incontrato difficoltà. Ad esempio, quando siamo divenuti ortodossi in Francia c’era un’organizzazione cattolica che pagava delle borse di studio per studenti greci o di altri paesi ortodossi, per sostenerli all’Istituto san Sergio di studi ortodossi a Parigi. Ebbene, quando siamo divenuti ortodossi hanno soppresso tre borse di studio all’Istituto san Sergio. Noi stessi siamo stati obbligati a lasciare il piccolo monastero che avevamo costruito con le nostre mani e andare altrove. Oggi mi è ancora difficile pubblicare un libro presso un editore francese perché l’editore teme sempre che vi siano reazioni negative da parte delle autorità cattoliche e che il libro non si possa vendere. Tuttavia questa opposizione giunge da certi vescovi, da certi ambienti del Vaticano mentre, contrariamente, dai semplici fedeli cattolici, da comunità monastiche cattoliche, come la comunità nella quale io stesso appartenevo, ci sono ottime relazioni. Il superiore del monastero cattolico da me conosciuto disse, ad un visitatore che gli parlava del nostro ingresso nell’Ortodossia, “Non solo non rimprovero padre Placide d’essere divenuto ortodosso ma qualche volta mi chiedo se non sia lui ad avere ragione”. In molti ambienti cattolici francesi esiste una simpatia e, a volte, una specie di nostalgia verso l’Ortodossia. Non hanno una coscienza viva delle difficoltà dogmatiche esistenti tra Cattolicesimo e Ortodossia, non pensano di divenire ortodossi, ma nonostante ciò, penso esista un germe che più avanti potrà svilupparsi.   Potete condividere con noi il ricordo dei due grandi gerondes, padre Efrem e padre Paisios, da voi incontrati?   Sarebbe troppo lungo descriverlo dettagliatamente. Mi ricordo, in particolare, di un incontro con padre Paisios quando ci preparavamo a divenire ortodossi. Esposi a padre Paisios le ragioni che ci spingevano a divenire ortodossi e le ragioni che vi si opponevano. Padre Paisios rispose a tutto questo con delle ragioni estremamente chiare e precise, con un grande rigore unita ad una grande bontà. Sentendolo pensavo ad un’espressione di san Gregorio il Teologo secondo la quale il discorso del prete o del padre spirituale dev’essere contemporaneamente tranciante, come una spada, e attraente come un magnete. Questo è il ricordo dell’incontro con il padre Paissios. Riguardo a papa Efrem ho conservato un ricordo realmente luminoso. Si può dire che l’amore di Dio per noi traspariva visibilmente e sensibilmente attraverso di lui.   Quali sono le ragioni spirituali che vi hanno spinto a rivolgervi all’Ortodossia?   Le ragioni spirituali sono che nell’Ortodossia abbiamo trovato la pienezza della vita spirituale, la pienezza dei Sacramenti e della verità. È la vera Chiesa di Cristo.   Ci potete elencare le differenze essenziali tra l’Ortodossia e il Cattolicesimo?   È difficile riassumere brevemente le differenze tra Ortodossia e Cattolicesimo. Tuttavia penso che si possono ricondurre a due differenze fondamentali. C’è innanzitutto una differenza sulla concezione stessa della Chiesa, della sua struttura. La Chiesa cattolica è un grande corpo diffuso in tutto il mondo di cui il papa di Roma è la testa. Roma è il vero governo centrale della Chiesa. Questo comporta, evidentemente, tutta una concezione della Chiesa e della vita della Chiesa. Viceversa, nell’Ortodossia non esiste un governo centrale. Le differenti Chiese canoniche sono tutte in piena comunione tra loro, sono veramente una nella fede, nella pratica dei sacramenti, nel modo di vivere il cristianesimo ma non c’è un’autorità umana che sia, in qualche modo, al di sopra della Chiesa e che governi la Chiesa. La seconda differenza è contemporaneamente teologica e spirituale. Nel IV secolo l’Occidente ha conosciuto un padre della Chiesa che fu un grande genio e un autentico santo. Tuttavia egli non conosceva il greco – oppure assai poco – non conosceva dunque bene il pensiero dei padri della sua epoca e dei Cappadoci* in particolare. Perciò su qualche punto il suo insegnamento, sulla santa Trinità ad esempio, fu un po’ differente e deviato rispetto all’insegnamento degli altri padri. Si trattava di errori personali su alcuni punti. D’altronde pure presso qualche altro padre della Chiesa ci potevano essere alcuni insegnamenti che dovevano essere rettificati e corretti, comparandoli con quelli di altri padri. Purtroppo in Occidente sant’Agostino è stato così ammirato che, invece di correggere alcuni suoi inesatti insegnamenti comparandoli con gli altri padri, il suo insegnamento è stato progressivamente solidificato e sistematizzato. Così su qualche punto, come ad esempio il Filioque, la teologia dello Spirito Santo, la teologia occidentale è divenuta nettamente differente da quella dei santi padri. Questo ha avuto conseguenze su altri punti, forse meno importanti ma che hanno avuto il loro peso, come ad esempio la relazione tra la grazia di Dio e la libertà umana. Penso che le differenze tra Cattolicesimo e Ortodossia hanno la loro origine da queste due cose e, di conseguenza, da una differente concezione del ruolo del papa di Roma nella Chiesa e, dall’altra parte, da un’ipertrofia, un’esagerazione e una solidificazione del pensiero di sant’Agostino. Perciò il pensiero [cristiano] occidentale perse la pienezza della tradizione ortodossa.   Potete offrirci la vostra opinione su quanto si dice riguardo all’unione delle Chiese in questo periodo?   Questo riguarda ciò che è denominato come “l’unione delle Chiese”. Bisogna dire che quest’espressione per se stessa è inesatta. Infatti la Chiesa non può essere “divisa”, la vera Chiesa è una e le Chiese non ortodosse non sono pienamente delle Chiese. Questo è, piuttosto, un modo d’argomentare in funzione della storia ma l’unione di tutti i cristiani non si può fare che con il ritorno di tutti i gruppi cristiani all’Ortodossia. È un fine che dobbiamo molto sperare, per il quale dobbiamo pregare ma che, a meno di un grande miracolo di Dio, non penso possa rapidamente realizzarsi. D’altra parte, c’è pure l’Uniatismo. L’Uniatismo, all’origine, era un metodo impiegato dal Vaticano per accorpare certi gruppi ortodossi che avevano lasciato l’Ortodossia per ragioni generalmente politiche permettendo loro il rito, o la maniera di celebrare la liturgia. Ma la loro teologia e il dogma è cattolico. La Chiesa cattolica si è resa conto, da trent’anni o più, che gli Uniati sono un ostacolo per l’incontro con gli Ortodossi. Ma gli uniati esistono, sono un grosso problema per tutti e non si possono sopprimere con un tratto di penna. D’altra parte, si deve aggiungere che fintanto che la Chiesa cattolica pensa d’essere la vera Chiesa e che l’Ortodossia è una Chiesa scismatica, si comprende la presenza degli Uniati. Gli Uniati manifestano che la differenza tra Chiesa cattolica e Ortodossia è più profonda di quanto si dice nei discorsi ecumenici.   Come comparate la vita liturgica della Chiesa cattolica e di quella ortodossa e quali furono le vostre prime impressioni davanti ad un’agripnìa* aghioritica?   Parlando della liturgia cattolica bisogna fare una distinzione. La liturgia cattolica di 50 anni fa, soprattutto nei monasteri, era certamente meno ricca di quella ortodossa ma le assomigliava ancora e vi si poteva trovare una reale bellezza e nutrimento spirituali. In seguito c’è stata una profonda evoluzione nella liturgia cattolica e, come molti cattolici hanno riconosciuto, è divenuta fredda, secca e non può più nutrire le anime. Le prime agripnìe alle quali ho assistito nel Monte Athos furono per me una grande meraviglia e una grande esperienza spirituale.   Qual’è il comportamento del popolo che circonda il vostro monastero nei riguardi dell’esistenza del monastero? Quali sono le difficoltà del vostro monastero, in quanto ortodosso, in Francia?   Bisogna fare una distinzione a seconda delle regioni. I nostri due monasteri (maschile e femminile) non sono molto distanti ma sono in regioni molto diverse. Attorno al Monastero di sant’Antonio la maggioranza della popolazione è scristianizzata e sono ostili verso quant’è cristiano, ortodosso o cattolico che sia. Ad esempio l’indicazione stradale che indica il monastero è stata divelta diverse volte. Solo i cattolici profondamente credenti della regione hanno benevolenza verso il monastero. Invece, per quanto riguarda il monastero femminile, questo si trova in una regione rimasta molto più cristiana, cattolica ma con una simpatia verso l’Ortodossia. Le nostre monache sono state molto ben accolte da tutta la popolazione. Invece noi, al monastero di sant’Antonio, abbiamo difficoltà anche amministrative perché siamo cristiani. Per esempio, ci hanno imposto diverse tasse molto alte ma non siamo riusciti a trattare con il governo per la diminuzione del loro importo. Abbiamo diverse difficoltà presso l’amministrazione [statale].   Traduzione a cura di © Pietro Chiaranz