LA GRANDE QUARESIMA

Definizione, contenuto e senso

I l desiderio principale, fondamentale e permanente di ogni cristiano è il desiderio di Dio, e comporta quanto i Padri denominano con il termine metanoia, ossia un’unione e un ritorno del nostro intelletto e del nostro cuore – con i quali cerchiamo di andare verso Dio -, verso le cose di lassù, verso la Luce Divina che illumina ogni uomo che viene nel mondo (Gv 1,9), rigettando le opere delle tenebre, il Diavolo e il peccato.

Le prime parole di Cristo, all’inizio della sua vita pubblica, sono un’esortazione alla conversione: Pentitevi, perché il Regno dei Cieli è vicino (Mt 4,17). Questo pentimento e conversione devono accompagnare la vita cristiana dal momento in cui essa nasce per opera dello Spirito Santo nel battesimo, fino all’ultimo respiro, poiché, senza pentimento, noi ritorniamo verso le tenebre, il nulla e la morte. Il significato è suggerito dal senso stesso del termine metanoia, parola greca formata da due radici : meta, che significa “al di là, cambiamento, trasformazione” e noûs, “spirito, intelletto”. Il termine italiano “pentimento” è a volte utilizzato per tradurre metanoia, ma l’espressione “conversione dello spirito” indica più profondamente il senso spirituale che è supposto dai Padri quando parlano di metanoia.

Per non essere equivocati, è di capitale importanza distinguere il pentimento dalla colpevolezza. Se il vero pentimento è il rivolgimento dello spirito verso Dio, dal momento che Dio è il misericordioso che perdona le cadute umane, la colpevolezza è una chiusura dello spirito su se stesso, sulle sue machevolezze e sui suoi peccati. La colpevolezza dubita della misericordia e del perdono divino; essa porta allo scoraggiamento e alla disperazione. La colpevolezza è una falsa umiltà, essendo un orgoglio mascherato dal Nemico: la vera umiltà significa riconoscere le proprie mancanze e accettare il perdono divino. Il cristiano nel suo cammino esistenziale, conserva il ricordo delle sue mancanze, ossia della sua responsabilità, non della sua colpevolezza. La prima è salutare, la seconda è diabolica.

È, dunque, in un costante spirito di conversione che il cristiano cammina verso Dio. La grazia della conversione è quella del battesimo che ci trasforma in “uomini nuovi”, essendo stati purificati nel Cristo attraverso lo Spirito Santo. Tuttavia in questa via siamo sempre dei pellegrini, siamo sempre in cammino. Fino al termine del nostro viaggio, gli ostacoli, le distrazioni e i turbamenti al di fuori del Cammino che è Cristo (Gv 14,6), ci assalgono da ogni lato. Prendiamo facilmente strade sbagliate che ci allontanano da Dio; ci perdiamo su vie tortuose che ci portano alla morte, in dispetto delle loro apparenze a volte attraenti; morte non solo del corpo ma pure dell’anima. Infatti l’anima senza Dio è già “morta” poichè è privata della sua Sorgente e Nutrimento.

La Santa Chiesa ci propone in ogni istante, lungo tutto l’anno, dei mezzi per ricordarci il cammino da seguire. Essi consistono nella partecipazione alla vita sacramentale, in particolar modo all’Eucaristia e nella celebrazione della Divina Liturgia in occasione delle domeniche e delle grandi feste. Esiste, tuttavia, un periodo dell’anno liturgico nel quale la Chiesa ci invita in modo speciale a lottare contro le tenebre e il peccato e a purificare l’uomo interiore con una lunga preparazione che ci permette di entrare pienamente nei misteri della Grande Settimana nella quale si vive la Passione di Nostro Signore, si muore con Lui per potere, al mattino di Pasqua, risuscitare con Lui e far parte del Regno preparato per noi prima della creazione del mondo.

Questo periodo è la Grande Quaresima che precede la Pasqua. La Quaresima è caratterizzata da due attitudini fondamentali che trovano una significativa sintesi nell’espressione “radiosa tristezza”. Siamo tristi perché siamo coscienti delle nostre mancanze, della nostra distanza dal percorso che ci conduce a Dio; siamo tristi perché siamo coscienti d’essere lontani dalla perfezione di Cristo, dalla santità alla quale siamo chiamati (Mt 5,48). Ma, allo stesso tempo, la nostra tristezza è illuminata dalla coscienza dell’amore di Dio, “unico amico degli uomini”, dalla misericordia divina nella quale possiamo porre tutta la nostra confidenza. Come il Figlio prodigo, sappiamo che il nostro Dio ci attende per recarci una veste nuova e un anello al dito, appena cercheremo di fare il minimo sforzo per tornare verso Lui e entrare nel pentimento e nella metanoia (cfr. Lc 15,20-24). La nostra tristezza è radiosa perché è illuminata dalla luce della Resurrezione di Cristo che è segno della nostra futura entrata con Lui nel Regno del Padre.

Questi due moti dell’animo, apparentemente contradditori, devono animare il cristiano lungo tutto l’anno, specialmente in vista della sua partecipazione all’opera della Grande Quaresima, opera contemporaneamente personale e collettiva. Poiché se la metanoia è un gesto profondamente personale, trova la sua espressione nei riti e nei consigli della Chiesa, nella comunità cristiana della quale noi facciamo parte. Nonostante dobbiamo lavorare da soli, portiamo ugualmente la nostra “dolorosa gioia” – altra espressione cara all’Ortodossia – con i nostri fratelli e sorelle che camminano assieme a noi. Possiamo così trarre ispirazione, coraggio e forza da questa condivisione, in particolare dalla condivisione delle ricchezze dei mezzi che la Chiesa ci mette a disposizione durante la Quaresima.

Questi mezzi possono riassumersi in due principali pratiche: la preghiera e il digiuno (Questo genere di demoni non possono essere vinti se non con la preghiera e il digiuno – Mt 17,21). La preghiera è sia personale, sia comune. La Chiesa ci propone dei periodi di preghiera, delle ufficiature speciali, che ci parlano con una grande eloquenza di parole e gesti simbolici e che ci invitano a entrare nell’esperienza di questa conversione dell’anima, essenziale alla vita cristiana (Confronta a tal proposito la Preghiera di Sant’Efrem). Il digiuno che essa ci invita a copiere è allo stesso tempo dagli alimenti e dello spirito, poiché il “digiuno” al quale siamo chiamati è un digiuno dell’anima, una purificazione attraverso l’ascesi dalle passioni, abitudini che ci impediscono d’avanzare verso Dio. È un digiuno contemporaneamente personale e comunitario: la Chiesa tutta intera vive il tempo di Quaresima come un periodo di digiuno. La Grande Quaresima è la Chiesa fintanto che si prepara nell’attesa che l’opera di salvezza si compia.

Per la sua fertile prospettiva, questo periodo è detto la “primavera dell’anima”. Non è per caso che cada proprio nella stagione primaverile, momento in cui la natura si rinnova ed esplode la nuova vita, dopo l’oscurità invernale.

Estensione della Grande Quaresima

La Grande Quaresima dura quaranta giorni. Tuttavia, non è possibile passare da un regime spirituale e alimentare normale ad un regime austero qual’è quello che contraddistingue il periodo quaresimale. Per questo la Chiesa in Occidente e in Oriente ha collocato un periodo intermedio tra il tempo liturgico ordinario e quello quaresimale. È un tempo nel quale si comincia ad abituare dolcemente il corpo e lo spirito ad un regime più esigente. Tale tempo intermedio in Occidente era denominato “Tempo di Settuagesima” e si estendeva nelle tre settimane precedenti la Quaresima. La sua apparizione avvenne a partire dal IV-V secolo in concomitanza con il fiorire del monachesimo. Con il tempo, allentandosi la tensione penitenziale, tale periodo si è sempre più svuotato di significato fino a quando, con la riforma liturgica della Chiesa cattolica-romana (1967), è stato abolito.

L’Ortodossia conserva l’antico ordinamento che contraddistingueva la Cristianità indivisa e fa dunque precedere la Grande Quaresima con alcune domeniche introduttive. Nello schema che segue è visibile in parallelo l’antico ordinamento liturgico latino e quello antico e attuale dell’Ortodossia.